ECHOES OF KOLIBA PRODUCTIONS
"...And in Darkness Bind Them - A Summoning Tribute"
Echoes Of Koliba (2009)

TRACKLIST

CD 1
01. SARRATUM - Long Lost To Where No Pathway Goes
02. HILDR VALKYRIE - Farewell
03. FREKKR - Khazad Dum
04. WOLVES OF HATE – The Glory Disappears
05. MORGAN THE BARD - Mirkwood
06. ORTHANC - Through The Forest Of Dol Guldur

DURATA
48:47 min.

CD 2
01. MISCHOSEN - Like Some Snow-White Marble Eyes
02. ELFFOR – Kortirion Among The Trees
03. GRIEFSHIRE - Land Of The Dead
04. THEUDHO - Marching Homewards
05. THE MIRROR - Where Hope And Daylight Die
06. MAG MELL - Between Light And Darkness
07. KAUAN - Long Lost To Where No Pathway Goes

DURATA
57:15 min.

Zerivan (Echoes of Koliba Prod.) parla di "...And in Darkness Bind Them - A Summoning Tribute"
[...] Being fully aware that making covers of Summoning songs is extremely hard in terms of keeping up the moods and epic of their works and that aiming to do so might have ended up as a complete failure, the most important reason for releasing this album was simply to pay the homage to the Masters. Despite various opinions made by the people after the release, I am really proud of the album and I'm sure all the bands that have participated here are proud as well. I have my personal favourites, some others may have their own, someone else on the other hand shall always prefer listening to the original versions, which is obvious. This way or another, the tribute is a fact, it is a document showing how influential Summoning have been throughout the years all over the world [...]

 

Nel corso degli anni si è sempre avuto il desiderio di omaggiare quelle band che hanno avuto, un modo o nell'altro, un impatto particolare su chi vive la scena metal. Band che hanno creato un genere, band che hanno segnato un momento particolare, o semplicemente band che hanno scritto pagine di musica che rimarranno indelebili anche tra molti secoli. ho sempre creduto però che partecipare ad un tributo non significa per forza di cose riproporre una canzone tale e quale all'originale, anzi forse il modo migliore per omaggiare un artista è cercare di rielaborare con il proprio sound, in maniera quanto più possibile personale, una canzone e\o un artista che ci ha toccato l'anima. E' questo forse il dettaglio che rende i tributi poco "appetitosi", soprattutto a livello commerciale: a quanti interessa sentire una cover fin troppo vicina all'originale? Non è meglio sentire la nostra canzone preferita, o uno degli artisti che riteniamo più coinvolgenti, filtrato attraverso un occhio diverso? Ed è proprio per questo motivo che "...And In The Darkness Bind Them - A Summoning Tribute" risulta essere uno dei tributi più interessanti usciti in ambito metal, per vari motivi.

Indipendentemente dalla singola qualità e da quanto queste versioni possano piacervi, bisogna dare atto alla giovane etichetta polacca Echoes Of Koliba di aver investito tante idee e soldi in questo progetto, ma i punti a suo favore sono veramente tanti: a partire dal packaging, ovvero un bel digipack a 3 ante con artwork e booklet interno a cura della Kogaion Art (specializzata in lavori di grafica per le band, vi rimando al suo sito, io mi ci perdo ad osservare i suoi lavori), passando per la scelta delle band, incentrata sull'underground, senza contare il fulcro principale del tributo stesso, ovvero la band omaggiata. In ambito estremo credo che non ce la facevamo più a sentire i soliti tributi a Burzum, pieni di bedroom band e bambini isterici che urlano come checche: si è optato per i Summoning invece, band che forse non avrà il seguito di altre, ma che può definirsi senza ombra di dubbio unica per la sua proposta e una spanna sopra a molti per la qualità delle release rilasciate fino ad ora. Scelta che denota anche la volontà di uscire fuori dai soliti canoni ma rimanendo circoscritti in un certo contesto, la cosa migliore che si possa chiedere forse.

Vista la tipologia del tributo, è impossibile fare una rece generica e sono costretto ad esibirmi in un track by track in cui cercherò di essere il meno dispersivo possibile.

Aprono i turchi SARRATUM con "Long Lost To Where No Pathway Goes", tratta da "Stronghold". Rispetto all'originale, i turchi donano al pezzo un andamento ed una corposità di sound più black, a discapito dell'atmosfera generica, che nell'originale è più marcata. Nel complesso una buona riproposizione ma abbastanza nella media.
A seguire troviamo tale HILDR VALKYRIE, che dall'alto della mia ignoranza non avevo mai sentito nominare. Spulciando in rete, ho scoperto che trattasi di una biondona greca totalmente dedita a un folk\viking basato sulla mitologia nordica, e guest in vari gruppi come Folkearth e Uruk-Hai. La sua versione di "Farewell", da "Let Mortal Heroes Sing Your Fame", sinceramente non mi ha fatto impazzire, devo dire di averla trovata quasi appiattita proprio per via della voce. Di sicuro l'estrema lunghezza della canzone non aiuta a mantenere l'attenzione viva, è un dettaglio di cui tenere conto.
Ai FREKKR, altra band totalmente sconosciuta per il sottoscritto, l'onore di eseguire la stupenda "Khazad Dhum", qui riproposta in maniera pressochè identica all'originale. Una song così bella difficilmente risulterà brutta coverizzata, e infatti la band francese fa un ottimo lavoro e si attesta tra le cover migliori di tutto il tributo.
Sempre dall'album "Stronghold" è tratta "The Glory Disappears", qui rielaborata dagli americani WOLVES OF HATE, dal monicker incredibile per quanto mi riguarda. Rispetto all'originale, che possedeva una vena epica marcatissima, la versione dei WOH è nettamente più personale, soprattutto per via dei suoni utilizzati, tanto che ne viene fuori una song quasi death\doom, con chitarre molto cupe, scream secco e tastiere in secondo piano. Ascolto molto interessante, complimenti alla band per come ha plasmato con il proprio sound una song così particolare.
La bellissima "Mirkwood" è qui presente grazie allo stupefacente lavoro degli italiani MORGAN THE BARD, progetto impegnato nella creazione di musica celtica\acustica che trasformano l'incedere epicamente oscuro della song tratta da "Nightshade Forests" in un pezzo soave e sognante, tra strumenti acustici, percussioni, tamburello, arpa, per un risultato che mi ha colpito tantissimo, e mi permette di conoscere un progetto dalle grandi potenzialità di cui spero ora di trovare i lavori rilasciati fino a questo momento.
Chiude il primo cd "Through The Forest Of Dol Guldur", una delle gemme contenute in "Minas Morgul", eseguita dai francesi ORTHANC, il primo nome leggermente familiare incontrato fino ad ora. La produzione e i suoni alquanto casalinghi rendono il pezzo molto vicino ad una tipica song di raw black metal underground, che conserva un certo feeling grazie al riff principale, riproposto in maniera identica. Nel complesso il risultato finale è buono.

Il secondo cd si apre con "Like Some Snow White Marble Eyes", sempre da "Stronghold" (gettonatissimo a quanto pare), scelta dai croati MISCHOSEN, capaci di diminuire l'impatto dell'originale per dare vita ad una cover dal sapore vagamente più doom e interiore, con risultati più che buoni.
Il progetto spagnolo ELFFOR non sfigura sicuramente in una situazione simile, essendo la produzione di Eol accostabile almeno concettualmente a quella degli austriaci, e vi invito a prestare attenzione alla sua discografia perchè merita. "Kortirion Among The Tress" è la prescelta (di nuovo da "Nightshade Forests") e la mano di Eol dona al pezzo un'atmosfera generale soffusa, invernale, che a tratti potrei dire quasi ambient per come si insinua nell'atmosfera: un ottimo colpo di sicuro.
E' un altro progetto a me sconosciuto, tali GRIEFSHIRE, che ha l'onore\l'onere di coverizzare "Land Of The Dead", quella che per il sottoscritto è il capolavoro assoluto dei Summoning: una canzone che nonostante i suoi quasi 13 minuti di durata, è capace di non stancare mai, vorrei sentirla in loop per giornate intere tanta è la sua bellezza: la profondità di quella maledetta melodia che si ripete quasi all'infinito, quella fottuta atmosfera che riesce a farti entrare dentro l'artwork. Ahimè, forse però è proprio questa la cover meno riuscita del tributo, principalmente per via dei suoni scelti dalla band, tra batteria troppo secca e triggerata molto in primo piano, chitarre troppo piccole e tastiere dai suoni eccessivamente elementari.
Da "Minas Morgul" invece proviene "Marching Homewards", coverizzata dal combo belga THEUDHO, di cui personalmente mi sento di consigliarvi il debut "Treachery", un vero gioiellino di pagan black metal. Scelta coraggiosa, visto che la song in questione è una delle più belle, e famose, del duo austriaco, ma i Theudho centrano il bersaglio grazie ad una personalissima rivisitazione in ambito pagan doom dalle atmosfere eccellenti. A tratti l'aria che si respira è satura di occultismo, puzza quasi di Black Sabbath, mentre la parte finale è puro atmospheric pagan black metal, il tutto ottenuto con estrema semplicità e senza nessun orpello particolare, a dimostrazione che il gruppo belga è riuscito ad entrare perfettamente nella canzone per rivisitarla in maniera sentita e coinvolgente. Grandissimi.
Ancora l'album "Stronghold" sotto i riflettori con "Where Hope And Daylight Die", qui nella versione degli americani THE MIRROR. Della versione originale son sempre stato fan a metà, perchè se da un lato apprezzo molto il tema melodico portante, dall'altro non ho digerito tantissimo le parti di female vocals. Ed è proprio questo rifacimento che mi fa capire che la mia idea non è poi sbagliata: sostituite le voci femminili con altre scure ed effettate, lasciate quasi in secondo piano, la canzone è nettamente migliore. Oltre a questo dettaglio, è da portare all'attenzione l'arrangiamento creato, con accenni di percussioni tribali, layer tastieristici multipli e dai suoni eccellenti, capaci di creare momenti carichi di pathos. Una song che di certo saprebbe fare la sua porca figura come colonna sonora di un film, non esclusivamente medievale, visto un certo attaccamento a territori synthetici più moderni.
Finalmente anche il grezzo "Lugburz" (album con una delle copertine più belle di sempre) viene omaggiato dagli americani MAG MELL, che però trattasi di un polistrumentista specializzato nell'uso di strumenti tipici irlandesi. Così l'unico pezzo prettamente black metal viene trasformato in un assalto pagan\black dai toni irlandesi, grazie all'uso proprio di quella che credo sia una cornamusa (anche se mixata alquanto bassa) e del violino: se non fosse per la drum machine che sostiene i tempi veloci, e per lo scream, potremmo veramente trovarci dinanzi ad un tipico stornello irlandese. Il pezzo forse più particolare di questo tributo, dove a mio avviso non si è ottenuto il massimo per via di un mixaggio che ha lasciato troppo spazio alla drum machine e meno alla parte folk.
Così come si è aperto, questo tributo si chiude con "Long Lost To Where No Pathway Goes", nella versione dei già noti russi KAUAN, che lasciano un segno indelebile. Si viaggia tra un doom\gotico e un post rock atmosferico sognante da lacrime, con alcuni rimandi agli ultimi Agalloch, tra cori femminili, voci maschili ora pulite ora leggermente tetre, tastiere dalla selezione di suoni ampia, un basso che colpisce di accenti nei momenti giusti, per un lento e soffuso viaggio di oltre 8 minuti che attraversa i sentieri della natura ma anche dell'anima.

Mi sento di consigliare a tutti quelli che seguono i Summoning questo tribute album, per vari motivi: tante nuove band da scoprire, tante song eccellenti riprodotte in maniera molto interessante, un package di altissima qualità e, soprattutto, un progetto underground che merita il più sincero e rispettoso supporto. Visitate i link e supportate!

http://www.myspace.com/echoes_of_koliba
http://www.myspace.com/summoningtribute
http://kogaion-art.com/

autore: Ceska Zurivost