ANCIENT
"Svartalvheim"
Listenable Records (1994)

TRACKLIST
01. Svartalvheim
02. Trumps of an Archangel
03. Huldradans
04. The Call of the Absu Deep
05. Det glemte riket
06. Paa evig vandring
07. Ved trolltjern
08. Eerily Howling Winds
09. Likferd
10. Outro

DURATA
48:52 min.

 

Probabilmente i norvegesi Ancient non hanno mai ottenuto quello che effettivamente meritavano perchè, nel corso degli anni, il loro continuo mutare stile album dopo album è talvolta coinciso con particolari momenti storici che vedevano un certo tipo di sound andare per la maggiore, essere definito "commerciale", e quindi spesso la band è stata etichettata come troppo impegnata a seguire questo o quel trend piuttosto che dedicarsi ad un proprio stile personale. Partendo dal presupposto che non riesco ad essere d'accordo con questo discorso, c'è da dire comunque che la band capitanata da Aphazel (un vero e proprio giramondo) è stata accantonata da molti ascoltatori, anche quelli più attenti alla musica e meno alle chiacchiere, che hanno perso l'occasione di poter godere di lavori in alcuni casi più che buoni.

E' questo il caso del debut full lenght "Svartalvheim", per chi scrive uno dei capolavori dell'ondata black metal norvegese, quasi sempre dimenticato da chi fa la lista dei dischi basilari del genere, dove non mi sognerei mai di farlo mancare all'appello. Si perchè questo disco viaggia di pari passo ad altre gemme di quel periodo, e un orecchio attento non può negarlo. La macabra atmosfera dell'opener, nonchè titletrack, è decisamente perfetta per trasportare chi ascolta all'interno del mondo creato da questo disco, un vero e proprio universo gelido ed oscuro dominato dal particolare riffing di Aphazel, molto personale rispetto alle altre band conterranee dell'epoca, ma al tempo stesso capace di forgiare partiture ed atmosfere fottutamente black metal. Se il drumming di Grimm è perfettamente equilibrato e capace nel muoversi tra mid tempo funerei e parti tirare più maligne, è però la sua prova vocale a dare un qualcosa in più ai pezzi di questo album: il suo rantolo al vetriolo sembra provenire da una creatura dei boschi, celata nel buio, che si muove con fare sospetto.

Ritornando al discorso chitarre, anche Aphazel non è da meno grazie all'inserimento di molte parti acustiche nei pezzi, ma non come semplice apostrofo o intro, ma proprio come parte importante nell'economia del singolo brano. Non è un caso infatti se le parte acustiche sono ora all'inizio, ora alla fine oppure fungono da break a metà di un brano. Arpeggi di un certo spessore per quanto riguarda la loro bellezza, basati su accordi semplici ma catalizzatori di atmosfere glaciali, oscure, malvagie, ma anche malinconiche in alcuni momenti. La classe di "Svartalvheim" si nota anche dalla difficoltà nel trovare la miglior song del lotto, visto che ad ogni ascolto la scelta cambia: se "Trumps Of An Archangel" non tradisce mai con la sua glacialità, cosa dire di "Det Glemte Riket" con i suoi continui passaggi acustici, per non parlare di "Paa Evig Vandring" con quel suo riff acido e le parti con il flauto.

Questo album sa essere freddo, cupo, malinconico allo stesso tempo, e pur facendo parte del filone black metal made in Norway, è senza ombra di dubbio unico e molto personale. A distanza di 15 anni risulta ancora bellissimo e nessuna chiacchiera o release successiva può intaccare il suo stato di disco culto.

autore: Ceska Zurivost

CREW'S TOMBSTONES

KarmaKosmiK
[...] Uno dei lavori più sottovalutati (e forse meno conosciuti) della prima ondata black metal norvegese ma anche uno dei pochi (l'altro è "The Cainian Chronicles") degni di essere ascoltati della band di Aphazel. Nonostante gli aborti musicali partoriti in seguito dal chitarrista norvegese, in "Svartalvheim" troviamo quello che è il suo apice massimo come compositore, fatto di riffs ora marci, ora sognanti, ma sempre e comunque puramente made in Norway. Il sound sporco e grezzo ben si adattava alla proposta musicale degli Ancient ed al trend dell'epoca. Il mio brano preferito è senza dubbio "The Call Of The Absu Deep", che ben rappresenta una sintesi del black metal degli Ancient. Insomma, un lavoro sicuramente da riscoprire. [...]