Incuriosito sia dalla descrizione fatta dal collega Horn (recensione qui), che li ha definiti come una band dalla spiccata teatralità e follia, sia dalla copertina ritraente "l'ultima cena" in stile Grand Belial's Key, non ci sono state molte resistenze da parte del sottoscritto nel provare a dare una chance a questi Slagmaur. "Von Rov Shelter" è la prima uscita del gruppo norvegese sotto Osmose, che tra l'altro si è anche occupata della ristampa del precedente "Skrekk Lich Kunstler", e come nella recensione sopra citata, il gruppo non sembra essersi sprecato molto con il minutaggio, visti gli scarsi 33 minuti che occupano il cd. Ma d'altronde, sappiamo bene che quantità, spesso non significa qualità.
La musica degli Slagmaur si caratterizza essenzialmente per due caratteristiche: è il muro sonoro composto da chitarre acidissime e da riffs spesso dissonanti, e dalle vocals follemente teatrali di Aatselgribb. Ad un primo ascolto, il primo paragone che mi è venuto in mente è quello con gli americani Black Funeral, del periodo di "Az-I-Dahak"ed il controverso "Ordog". Sebbene quest'ultimo disco risulti molto più oscuro e malato e con una maggiore presenza di elementi industrial rispetto a questo "Von Rov Shelter", l'utilizzo delle chitarre come un muro sonoro statico e dissonante è per certi versi simile. La differenza sostanziale è nelle atmosfere, che negli Slagmaur acquistano un tono più beffardo e teatrale, una sorta di follia costruita ad arte, simulata e non reale. Ed è forse in questo punto che si nota il limite principale del disco. Spesso la follia interna dell'artista emerge prepotentemente dai solchi di un lavoro, lasciandoci stupefatti dalla capacità di rendere realmente sonori tali sensazioni negative. Negli Slagmaur, questa follia non riesce ad esplodere, come ha detto anche il mio collega Horn, e credo sia dovuto proprio a questa simulazione teatrale su cui la band norvegese basa la sua immagine, dando l'impressione che i vari brani siano artefatti, meri simulacri di qualcosa che si vorrebbe essere ma non si è. Solamente la sesta traccia "Klokker Tramp" ha lasciato qualche ricordo del suo passaggio per via di un azzeccatissimo stacco sinfonico che irrompe improvvisamente nel muro sonoro della band. Il resto non mi convince, sebbene ammetto che ascoltandolo diverse volte, dalla noia mortale sono passato ad una sostanziale indifferenza verso uno stile che non mi risuonava in alcun modo. Insomma, non è una stroncatura vera e propria, quanto un mio personale giudizio su di uno stile che non lascia niente ne durante ne dopo l'ascolto.
autore: KarmaKosmik