SOKROVENNO
"De Rervm Natvra"
Bleak Art Records (2009)

TRACKLIST
01. Brina
02. Ineunte Hieme
03. I
04. Flammantia Moenia Mundi
05. II
06. Fragore
07. III
08. Sulla Mortalità Dell'Anima
09. IV
10. Vestigia Pressa Bisulcis
11. In Ricordo

DURATA
51:50 min.

Autunno parla di "De Rerum Natura"
[...] "De Rerum Natura" credo sia un album che ha centrato il suo obiettivo: ricordare agli appassionati di musica italiani il patrimonio culturale che ci contraddistingue, di recente spesso snobbato in cambio di una piuttosto cieca Scandinaviofilia; ed un senso naturalistico scevro di grotteschi accenti hippy-neopagani e neofascisti [...]

 

Dopo un solo demo, che non ho mai avuto modo di ascoltare, i comaschi Sokrovenno arrivano al debut cd per la canadese Bleak Art Records e lo fanno in maniera decisamente positiva grazie ad un lavoro ben curato sotto tutti gli aspetti. "De Rervm Natvra" è di base un progetto audace, visto che la band parte da lidi black metal per creare un sound e un contorno lirico personale che punta a prendere le distanze dagli stilemi tipici del genere in tutto e per tutto. Si può in un certo senso etichettare la band come intenzionata a creare un prodotto "acculturato", dove sin dalla grafica dal sapore antico e romantico, passando per i testi a sfondo filosofico che prendono spunto dalle opere di Epicuro e, come il titolo stesso del disco indica, da Tito Lucrezio.

Musicalmente la band non è da meno, e i suoni sono il primo segnale di questo percorso non-canonico dei Sokrovenno. Registrazione professionale, strumenti bilanciati e suoni di livello, con tanto di un bel basso in prima linea, strumento generalmente poco sfruttato in questi ambiti. L'espressione di musica "colta" per i Sokrovenno forse è esagerata, ma aiuta a definire in maniera più facile il lavoro presente in "De Rervm Natvra", all'interno del quale saltano subito all'orecchio i vari intermezzi posti tra un pezzo e l'altro, tutti a base di chitarra acustica e suoni naturali, così pregevoli da rimanere infastiditi dalla loro effimero minutaggio. Lo strumentale conclusivo "Il Ricordo" aumenta il suddetto fastidio, proprio perchè basato quasi esclusivamente su parti acustiche di grandissimo valore e con un'atmosfera brillante. Le affinità con le parti acustiche degli Ulver sono nette, ma il sottoscritto ci scova quel sapore malinconico tipico del Mediterraneo che ad esempio si può trovare nei passaggi acustici dei Novembre.

Passando alle canzoni vere e proprie, dopo vari ascolti mi sento di poter citare un certo feeling "eastern" a livello di atmosfere: nominare i Drudkh potrebbe essere pericoloso, in quanto la band ucraina è unica ed irraggiungibile, ma più di un passaggio di questo album si ha la sensazione della volontà di creare paesaggi sonori di quel tipo. "Ineunte Hieme" ha un incedere quasi oppressivo, nefando se vogliamo, con una parte centrale più ariosa grazie ad un riff intrigante doppiato dal basso in maniera eccelsa. "Fallamantia Moenia Mundi" invece, sia per le parti acustiche che per le melodie ritmiche si muove su territori nettamente più "russi", con ampi disegni di sterminate lande che si proiettano davanti agli occhi durante l'ascolto, e la bellezza del pezzo si evince dal fatto che non ci si rende conto degli oltre 10 minuti di durata. La presenza poi di un assolo di basso contraddistingue ancor di più la ricerca della band in fase di arrangiamento. Le vocals dei pezzi si dividono tra italiano e latino, mentre le durate si assestano tutte su minutaggi altini, ma non ci sono mai cali di tensione o momenti di insofferenza dati da questo dettaglio.

Bravi Sokrovenno, bravi davvero, perchè hanno creato un lavoro di qualità e, soprattutto, ricco di atmosfera tangibile, un lavoro che può essere ascoltato in varie situazioni, dalle meno tipiche a quelle più ricercate e personali. Una band che fuori dalla luce di certi modi di fare tipicamente nostrani, pensa al concreto e tira dritta per la propria strada, centrando un bersaglio che si spera possa avere quanto prima un degno successore. Tutto questo scritto mentre ascolto per l'ennesima volta la sublime "Il Ricordo", emozionante al tal punto da colpire anche un fedele seguace del grezzume più putrido fatto in musica come il sottoscritto.

autore: Destroyer