Ascoltando “Ikonoklast”, il mio pensiero è andato all’invidiabile fanciullesca ingenuità con cui sono stati affibbiati sontuosi e santificanti 90/100 al semi impresentabile ritorno dei Gorgoroth, ed ho pensato: “chissà che voto spareranno per questi Urgehal? 120/100!?!?!?”.
Se "Quantos Possunt ad Satanitatem Trahunt" è stato definito tanto efficace, non immagino lo spavento misto a entusiasmo di alcuni giovanetti a fronte del sound moderno – potente - cialtrone – sporco – cattivo… ma non troppo (underground sì, ma a targhe alterne), del nuovo capitolo della band norvegese che, pur facendo meglio di tanti altri, non bissa di certo il precedente “Goatcraft Torment” a confronto del quale perde per smalto e mordente.
Ovvio, il livello d’aggressività di base degli Urgehal recenti è già in partenza superiore a quello di tante altre band che si propongono con questo stile fottutamente “catchy norse”, ma andando oltre a ciò, dopo il trittico “Stesolid Self-Destruction to Damnation”, “Dødelagt”, “Cut Their Tongue Shut Their Prayer” che rimane? A me resta una coda di entusiasmo per “The Necessity of Total Genocide”, ma passata quest’ultima prevale l’impressione che l’album scivoli gradualmente via senza scossoni, sensazione che nel disco precedente era scongiurata dalll’onnipresente colata di furia trita ossa e da una maggiore ispirazione. Un esempio? Dov'è finita all'interno di "Ikonoklast" la marziale cafoneria della barbara "Antireligiøs"?
Se vogliamo, non c’è nulla di tecnicamente sbagliato in “Ikonoclast”, eppure non ferisce con la continuità che avrei preteso a causa di una formula riuscita solo in parte, stemperata da scelte in fase di produzione di scarso appeal per il blackster più bastardo, e una serie di idee messe in musica che non escono del tutto allo scoperto. Il livello qualitativo medio della musica del quartetto resta buono, ma ripensandoci a posteriori, valutando all’interno della tracklist completa il primo sample messo in circolazione, mi sarei dovuto chiedere: “Perché la stronzeggiante, ma pur sempre iper classica “Dødelagt”, è la prima traccia da mostrare al pubblico? Specchietto per le allodole?”.
Se pensate di trovare in “Ikonoklast” uno dei top album del 2009, a mio parere vi sbagliate, in quanto “L’alunno dimostra capacità, ma deve impegnarsi di più.”
autore: Zorn
CREW'S TOMBSTONES
Ceska Zurivost
[...] "Ikonoclast" è probabilmente, per non dire sicuramente, il disco più professionale degli Urgehal. E forse è proprio questo il problema. A conti fatti questo lavoro è da mestieranti: suonato benissimo, registrato in maniera molto professionale con una produzione eccellente, e composto da canzoni tipicamente Urgehal che di certo non mancheranno di soddisfare chi ha apprezzato il precedente "Goatcraft Torment". Quello che manca però secondo me è quella carica primordiale, cafona e grezza che ha reso il suo predecessore una mazzata clamorosa. Riff ignorantissimi ci sono ancora, ritmiche schiacciasassi idem, però è tutto fatto troppo bene. Credo che raggiungere l'estrema professionalità ha portato all'appiattimento dell'album. Rimane un buon disco, ma troppo "compitino" e basta: son convinto che certi pezzi come "Astral Projection Of Rabid Hell" o l'opener dal vivo saranno clamorose, proprio perchè scevre di tutto il contorno professionale [...]
Destroyer
[...] Sarò ottuso, ma ogni volta che vedo una band firmare per una label di un certo spessore, ho sempre paura. Paura di perdere un'altra delle band che apprezzo. Gli Urgehal firmano per Season Of Mist, ed ecco che esce "Ikonoclast", un lavoro imprendiscibile e praticamente eccelso sotto tutti i punti di vista. Ma c'è un qualcosa del black metal che nessuna produzione, nessuno studio di registrazione e nessuna etichetta potrà mai dare ad un album e\o a una band. Quel fattore X che ha reso "Goatcraft Torment" un assalto sonoro fottutamente grande viene qui soverchiato dalla professionalità. Non so voi, ma a me tutto ciò non interessa. Io preferisco sentire il sudore, l'imperfezione e la carica di una band, non la bravura nell'esecuzione e le qualità dell'uomo al mixer. Un buon disco che per il sottoscritto probabilmente finirà nello scaffale dei "buoni ma...", nella speranza che non sia il declino di un'altra band norvegese, l'ennesima, ma solo un momento di passaggio [...]
Horn
[...] Questo nuovo disco degli Urgehal ha un solo piccolo grande difetto... aver visto la luce dopo un gioiellino come "Goatcraft Torment". Impensabile ripetersi ed infatti questa nuova creatura non ha quell'incedere di un tritasassi caratteristico del suo predecessore. Intendiamoci gli Urgehal comunque non hanno giustamente cambiato molto a livello stilistico considerando i capitoli riuscitissimi della loro ormai quasi ventennale carriera. Il disco infatti parte classicamente forte, brutale e grezzo rallentando lievemente in alcuni episodi ma rimanendo comunque su ottimi livelli. L'unico calo qualitativo lo si percepisce nel finale, giusto due pezzi, dove, in tutta onestà, aleggia un filo di noia. In conclusione però il sottoscritto promuove a pieni voti questo nuovo "Ikonoclast" [...]
IntoTheBlack
[...] Davvero gradito questo ritorno dei norvegesi Urgehal: "Ikonoklast" è un disco diretto, malvagio e "semplice" nell'accezione più positiva del termine. E' un disco che ti fa battere il piede e scuotere il capoccione, il tutto senza essere troppo ingenuo o ridotto all'osso. Si sente che questi norvegesi sanno muoversi alla perfezione tra queste sonorità e che riescono a mettere tutta la loro esperienza al servizio di un album decisamente riuscito. Ottime le parti più veloci, dotate di riff essenziali ed efficaci; non superlativa a mio avviso la prova vocale un pò troppo monocorde, anche se perfettamente in linea con la proposta del gruppo. Da segnalare in particolare la coinvolgente "Cut Their Tongue Shut Their Prayers", la furiosa "Dødelagt" e la conclusiva "Sopor Necrosanctus" dotata di una bella coda di pianoforte [...]
KarmaKosmik
[...] Il mio è un commento da neofita, avendo inspiegalbilmente tralasciato all'angolo la band norvegese, in favore di altro. I primi ascolti di questo "Ikonoklast" si sono rivelati entusiasmanti, un sound di vecchia scuola e riffs devastanti. Nell'affinare gli ascolti, dopo un quartetto iniziale al tritolo, con "Cut Their Tongue Shut Their Prayer" in cima alle mie preferenze, il disco inizia una parabola discedente piuttosto accentuata che si riprende in parte solo con la conclusiva "Sopor Necrosanctus". Ovviamente lascio i confronti con le precedenti release ai miei colleghi, ma per quanto mi riguarda "Ikonoklast" è sicuramente un buon disco, con il grande pregio di avermi convinto pienamente sulle qualità della band e sulla necessità per il sottoscritto di dover assolutamente ascoltare quanto fatto in precedenza [...]
Nivehlein
[...] "Ikonoklast" conferma lo stato di salute degli Urgehal a tre anni da quella mazzata di "Goatcraft Torment". Dall'incalzante e assassina "Approaching Doom", passando per le melodie ipnotiche e ruvide di "Total Genocide", i norvegesi non allentano mai la loro morsa blasfema sull'ascoltatore. L'approdo alla "Season Of Mist" non ha snaturato la violenza del trio norvegese, cristallizzata in uno stile dinamico senza cali di tensione e finalizzato all'annichilimento delle nostre orecchie (e dello spirito) [...]