MISTRESS OF THE DEAD
"I Know Her Face From The Tombstone"
Ruin Productions (2009)

TRACKLIST
01. I Know Her Face From The Tombstone
02. Embracing Silent Death
03. Only Ashes And Remembrance
04. Tragical Smell Of Grave Flowers (...Is Weeping For Your Death...)

DURATA
65:09 min.

 

Non posso definirmi un amante e profondo seguace del lato musical estremo più dedito a sonorità lentissime e funebri, quindi mi sono approcciato a questo nuovo album dei Cechi Mistress of the Dead con cautela, anche per via della nazionalità di provenienza, a me conosciuta esclusivamente per prodotti tipicamente black metal.

Dopo una manciata di ascolti di assestamento, devo ammettere che le difficoltà incontrate sono state molte meno del previsto, perchè questo "I Know Her Face From The Tombstone" è un signor disco che possiede quelle caratteristiche vincenti tali da abbattere qualunque paletto inerente allo stile, alla durata e via discorrendo, e parliamo di un album di sole 4 canzoni dove la più corta supera i 14 minuti, mica briciole. Questo progetto guidato da Vlad Cristea Vales è una camminata di un'ora tra vecchie lapidi tenute in vita solo dal tempo, circondate dalla natura, spesso ricoperte da un sottile strato di neve che rende l'atmosfera ancora più ovattata, delicata, trasformando la morte in qualcosa di stranamente meno doloroso e crudele. Basato su un Funeral Doom a tratti glaciale, la creatura di Vlad vive di vita (o morte?) propria disegnando affreschi gelidi, cimiteriali, devastanti se vogliamo, dovel a morte è celebrata attraverso scenari al limite del drone e dell'ambient convogliando sensazioni di sofferenza interna, disperazione e desolazione, grazie ad un sapiente utilizzo di tutti gli strumenti. Le chitarre non hanno un sound eccessivamente cupo e duro, sono oscure ma differenti rispetto la media, e vengono supportato da alcuni passaggi puliti ben amalgamati sia come suoni che come atmosfera generica. La batteria è ovviamente una drum machine, ma i colpi sono così distanti tra loro che il problema tipico di chi utilizza questa soluzione tecnologica (ovvero i suoni spesso osceni) viene praticamente cancellato per fortuna. Le vocals sono così lontane che a stento si possono definire tali, e praticamente si amalgamano nei suoni di tastiera, avvolgenti e tenebrosi, capaci di creare scenari atmosferici di gran spessore.

I titoli delle canzoni, così come i testi, esprimono un approccio diciamo più romantico rispetto all'immaginario tipico del genere: la matrice disperata e tragica è ovviamente presente, ma fluisce nella mente e negli occhi dell'ascoltatore in modo differente, con un sapore anche "naturalistico" se vogliamo, proprio perchè le varie atmosfere generate riflettono immagini di tristezza come se vosse venuta a mancare una persona cara, un dolore interiore dato da una perdita e non dal solito misantropismo a tutti i costi. Sarò ripetitivo, ma questo album è "immaginario", nel senso che riesce molto più di altri a comunicare con chi ascolta grazie alla facilità con cui genera immagini di vecchie lapidi che non vengono visitate da tanto, forse troppo tempo, mantenute in vita solo dal ricordo. Vecchi fiori appassati e ingrigiti dalla neve e dal gelo sono gli ultimi segni di vita di posti ormai desolati, dove la morte è il silenzio eterno che avvolge tutto, dalla fredda pietra alla natura circostante. Detto questo, ammetto di trovare difficoltà nel dover vedere questo album nelle 4 canzoni che lo compongono: i titoli credo siano utili a dividere questo viaggio più che altro per questione di comodità, dato che il lavoro va assimilato e vissuto nella sua interezza senza pause, e vi posso assicurare che è possibile farlo senza accusare momenti di noia e\o distrazione. Non ci sono particolari cambi di stile o andamento, e questo permette ad "I Know Her Face From The Tombstone" di generare una sorta di effetto trance dall'incedere fluido, quasi come se ci stessimo abbandonando dentro l'acqua sapendo di non tornare più a galla: sensazione che si incontra più e più volte durante l'ascolto e che possiede un certo fascino a dirla tutta. Se proprio dovessi accostare Mistress Of The Dead a qualcuno, nominerei esclusivamente Nortt, in quanto entrambi i progetti partendo da uno stile tipico e sfruttando i soliti clichè, riesce a creare qualcosa di personale. Non rimane che consigliare caldamente questo disco, e non solo a chi segue assiduamente il genere, ma a tutti coloro in cerca di atmosfere ed emozioni mortali in musica.

autore: Destroyer