TEMNOZOR
"Urochischya Snov"
Stellar Winter Records (2010)

TRACKLIST
01. Monolith
02. Himmelen Faller
03. The Siegfried Order
04. Skyggestrykerne
05. Verdun
06. Elegie D'Une Modernite Meurtriere
07. Ritorno Glorioso
08. Manifesto Futurista
09. Sturmgeist_89
10. Let Us Be The Suns Of Our Time
11. Untitled

DURATA
41:56 min.

 

I russi Temnozor non si fanno attendere e pubblicano uno dei primi album del nuovo decennio (uscito lo stesso giorno di un live album sempre della band) a distanza di ben cinque anni dal loro ultimo splendido lavoro "Folkstorm Of The Azure Nights", cinque anni intervallati solo da uno split con Nokturnal Mortum, Graveland e North.

Tuttavia tutto questo tempo non è servito ai quattro componenti della band (uno dei quali è cambiato nel 2007, una delle voci) per bissare la semiperfezione raggiunta con il capitolo precedente, il quale senza dubbio rientra nei migliori album di Folk Black Metal mai realizzati. Tecnicamente siamo sempre su buonissimi livelli, la produzione è sempre perfetta e anche i suoni sono sempre calzanti. Le voci sono ben proposte e soprattutto valide e solide seppur siano quasi solo ed esclusivamente in pulito. L'album tuttavia inizia con una intro abbastanza anonima, che poi lascia spazio alla prima vera traccia dell'album, "Busovy Vrany", una canzone solida e che rispecchia lo stile dei Temnozor, ma che pecca in quanto ad emotività nonostante un buon ritmo. Proposto qui lo Screaming, per la verità non eccelso, ed un massiccio uso del flauto che aggiunge qualcosa alla canzone, ma che non la rende di certo un grande pezzo. La seconda traccia si regge più o meno sullo stesso canovaccio della precedente, mentre è con la terza che si cambia registro. Voce esclusivamente pulita, ritmi molto lenti e malinconici, la title track è forse il pezzo meno forte del disco, risultando come una cantilena che non provoca alcun tipo di emozione all'ascoltatore. Non si tratta di un cattivo album, questo mai, in fondo i Temnozor sono sempre tra i massimi esponenti di questo genere, e quindi difficilmente deluderanno gli appassionati, ma questo disco ha sicuramente qualcosa in meno rispetto al suo predecessore, più atmosferico, più emotivo, più completo, un vero capolavoro. Si raggiungono certi picchi soltanto a tratti in questo nuovo album che però nel complesso risulta comunque un piacevole ascolto. Dopo cinque anni era lecito aspettarsi dal quartetto russo qualcosa al di sopra della media, ma per adesso ci dovremo accontentare di un buon album, che sicuramente piacerà a molti ma che non rende onore alle potenzialità della band.

autore: Morbid