"The Ruins Of Beverast" è un termine utilizzato nell'antica tradizione germanica per descrivere l'apocalisse, e mai altro nome poteva risultare più adatto ad Alexander Von Meilenwald, ex-drummer dei disciolti Nagelfar, per descrivere il suo solo-project. Infatti, "Rain Upon The Impure", secondo lavoro di questa one-man band, risulta essere una lunga litania di morte in grado di far emergere nella mente dell'ascoltatore scenari apocalittici neri come la pece e rendere pura carne i fantasmi della vostra mente. Complici i lunghi minutaggi dei vari brani del disco, a cui fanno eccezione i due brevi intermezzi ambient "Rapture" e "Balnaa-Kheil The Bleak", l'ascoltatore è sottoposto ad un forte stress claustrofobico, che potrà trovare uscita solamente nel premere stop al proprio lettore musicale. Sfuriate black, rallentamenti doom, cori spettrali e synth maledetti, nulla si è fatto mancare Von Meilenwald per realizzare una vera e propria messa in musica dei suoi incubi più neri.
"50 Forts Along The Rhine" è la traccia che da il via al totentanz, una brevissima intro con il rumore di un ruscello e di un cavaliere pronto a tuffarsi nel caos di un battaglia, e poi via con una aggressione a tutta velocità che ben mettono in luce le abilità dietro le pelli di Von Meilenwald. Ma non è che l'inizio di un lungo e tortuoso viaggio, poichè nulla è lineare in questo disco, figuriamoci la classica forma strofa/ritornello. Salta subito all'orecchio nel proseguo del pezzo, il frequente richiamo ad una istituzione del black doom quali i Bethlehem. Spettro che si fa ancor più tangibile nell'attacco della successiva "Soliloquy Of The Stigmatised Shepherd", tempi lentissimi, batteria scandita ed una voce profonda, tutto è sicuramente figlio di quell'album maledetto che risponde al nome di "Dark Metal".
E' impressionante come i The Ruins Of Beverast siano in grado di mettere in piedi dei brani così voluminosi e strutturati, senza mai cadere in ripetizioni inutili o soluzioni banali. Certo, è richiesta una notevole dose di attenzione ed uno stato d'animo specifico per accedere ai diversi piani di questo "Rain Upon The Inpure". Inoltre, complice anche una stranissima scelta di produzione, che vede la musica masterizzata ad un volume insolitamente basso, numerosi nuovi elementi sembrano uscire di continuo nel susseguirsi degli ascolti, come a dire che al dolore non c'è mai fine. Dispiace solo non aver potuto ascoltare anche il debut "Unlock The Shrine" risalente al 2004, per poter avere, e dare, una visione a tutto tondo di questo straordinario gruppo. Nonostante questo, benvenuti nell'apocalisse...
autore: KarmaKosmik
CREW'S TOMBSTONES
Zorn
[...] La scelta di una produzione così strana, tutt'altro che amatoriale, ma a volume tanto basso, rende da subito il disco molto particolare e tutto da scoprire. Non è facile avvicinarsi ad un album lungo, denso, “pieno” e strutturato come questo, infatti io fatico tuttora, soprattutto se si tratta di scegliere il momento adatto per ascoltarlo. Prodotto indubbiamente ben oltre la media, e i richiami evidenti ai Bethlehem (quelli buoni) sono un tocco imperdibile. [...]
IntoTheBlack
[...] Album davvero complesso e di difficile assimilazione: il minutaggio non aiuta, anche riferito alle singole tracce; certo non mancano i momenti piacevoli, ma alcune lungaggini forse erano da evitare un po'. Molto particolari gli inserti quasi "sinfonici" utilizzati. In parte decisamente spiazzanti ma c'è da dire che comunque sono incastrati abbastanza bene, nonostante il clima che si respiri nei brani sia diametralmente opposto a queste sonorità. Album nero e asfissiante come pochi [...]