Con il quarto album nello stesso anno solare i Drowning The Light raggiungono quote di produttività che forse superano anche gli Horna, e che spesso vengono ritenute come sinonimo di scarsa qualità da parte di tutti. In effetti neanche questa volta si fa eccezione visto che questa band australiana è sicuramente dotata di buone capacità, ma che forse spreca proprio per questo motivo.
Formatasi nel 2003 ha già pubblicato una cosa come dieci full lenght e una miriade di EP e Split, la maggior parte dei quali di dubbio gusto e di sicuramente non eccelsa qualità. Il lavoro preso in esame nello specifico è "A Pact With Madness", che quasi passa inosservato, dovendo sgomitare fra le altre uscite annuali della stessa band. Tuttavia si tratta di un lavoro non male, seppur a tratti stantio e monotono. Ovviamente come anticipato poco prima soffre della eccessiva produttività della band, che invece di raggruppare le diverse ottime idee che ci sono sparse tra i loro lavori, preferiscono dosarne una piccola quantità in ognuno di essi. Questo disco ne è la prova accertata, e il fatto che non si siano sforzati nemmeno a dare dei titoli alle tracce che lo contengono la dice lunga da questo punto di vista. Musicalmente non ci sono cambiamenti rispetto agli altri lavori, la sonorità di questa band (o One Man Band, per la precisione) è ormai delineata e per gli amanti del Black Metal più marcio e depressivo risulterà sempre un gradito ascolto, così come potrà facilmente risultare monotono e senza senso da parte di coloro che non amano questo particolare sottogenere. Ci sono canzoni di un certo spessore in questo album comunque, come la terza e la quarta traccia, davvero strazianti, aiutate da una produzione scadente e da un suono marcio e rognoso. Una menzione particolare va fatta per il cantato, davvero ottimo sia nelle parti in screaming puro che in quelle più particolari, dove la voce viene distorta in maniera pertinente con l'anima e l'atmosfera di questo album. Un album decadente, malefico, depressivo, e freddo. Un album che a prescindere dalle tendenze di Azgorh di pubblicare un album alla settimana per gli amanti del genere sicuramente sarà apprezzato e che continua a tenere questo progetto saldo come uno dei più validi per il Depressive Black. Il rammarico è che si potrebbe ascoltare davvero qualcosa di speciale, qualcosa che possa raggiungere i livelli di Abyssic Hate e Silencer, tanto per intenderci, ma che per il momento causa una troppa frenesia compositiva non è ancora possibile fare.
autore: Morbid