Non serve essere dei maniaci seguaci del genere per sapere che il filone depressivo, negli ultimi anni, ha preso sempre più piede, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta.
Nonostante il moltiplicarsi delle uscite abbia inflazionato il genere, creando una serie di progetti piatti e privi di utilità, credo ci sia sempre stato spazio (e l'archivio di questa zine mi da conforto in questo senso) per uscite di assoluto valore. Fin dai primi ascolti ho subito capito che Exiled From Light apparteneva a quest'ultima categoria. Il progetto di Mort (che abbiamo già conosciuto con When Mine Eyes Blacken qui) ci mostra il lato interessante e ben fatto del genere: sette tracce, magari non coraggiose, ma tutte ben piazzate e intelligenti nel loro essere assolutamente sincere. Una manciata di brani in cui chitarre lente e ispirate si fondono perfettamente con le tastiere, dando così uno spessore e una profondità ai brani non banale. Questo anche per mezzo di un songwriting sempre furbo nel bilanciarsi tra introspezione e cambi di passo; sfruttando sì il lato atmosferico ma non abbassando mai veramente il tiro, grazie soprattutto a una prova vocale ruvida ed espressiva. Se aggiungiamo al tutto una manciata di passaggi di immediata presa emozionale (cito in particolare la title track, ma anche l'atmosferica "Suffering Waits With Wide Open Eyes") il gioco è fatto. Da rivedere solo la sezione ritmica con un basso poco valorizzato (punto di forza al contrario dei When Mine Eyes Blacken) e una batteria troppo finta.
"Descending Further Into Nothingness" è un disco dove tutto è perfettamente incastrato al proprio posto, dove tutti gli elementi in gioco fanno il loro lavoro creando un insieme che è più della somma delle singole parti.
Mort si muove su di un terreno che dimostra di conoscere alla perfezione e gioca a non prendersi rischi inutili. E, a questo giro, mi sento di dire che ne è valsa la pensa. Album che consiglio a tutti, soprattutto a chi non è abituato alle sonorità di questo sottogenere: potrebbe essere la volta buona.
autore: IntoTheBlack
CREW'S TOMBSTONES
Zorn
[...] Credo che ormai la mia copia di "Descending Further Into Nothingness" non sia più leggibile da nessuno stereo tante sono le volte che l'ho ascoltato. Il primo terzetto in particolare è qualcosa di incredibilmente trascinante (verso l'abisso): i rumori ritmati (quel suono simil “disturbo elettrico” provocato da un sms che arriva ad un cellulare, dove lo mettiamo?) e gracchianti, le tastiere fumose che mi trascinano in un limbo lugubre, quasi accogliente. La sensazione che un corpo senza vita si stia sciogliendo tra le onde vellutate di una mare nero e notturno, illuminato dalla luna in “Neath The Opressing Moonlight” (che razza di capolavoro). Alcuni momenti hanno sinceramente del poetico, in tutto il loro frustato e deprimente abbattimento. Pura arte a mio avviso, e quel dannato grido che lancia nel cielo “Descending... Further.... Into.... Nothingness...” risuona ogni volta per ore nella mia testa. [...]