NOKTURNAL MORTUM
"The Voice Of Steel"
Oriana (2010)

TRACKLIST
01. Intro
02. Voice Of Steel
03. Valkyrie
04. Ukraine
05. My Dream Islands
06. By Path Of The Sun
07. Sky Of Saddened Nights
08. White Tower

DURATA
69:41 min.

 

Sono passati quasi cinque anni dall'ultima fatica in studio della band ucraina, il buon "Weltanschauung", un'attesa piuttosto lunga per dei musicisti prolifici come lo sono sempre stati i Nokturnal Mortum. Un'attesa che però, come vedremo in sede di questa recensione, è stata assolutamente ben ripagata. Eh si, perchè i Nokturnal Mortum con questo "The Voice Of Steel" (evito di usare i titoli russi per comodità) hanno trovato la classica quadratura del cerchio per il loro sound, raggiungendo una perfezione stilistica che ha dell'incredibile. Se nel precedente lavoro, le numerose partiture folk spesso risultavano forzate o comunque non molto amalgamate alla parte black metal, ora tutto risulta perfettamente equilibrato, portando la band ucraina persino a sperimentare, ad innestare un nuovo seme sonoro derivato addirittura dai Pink Floyd.

Dopo una intro tribal-folk con tanto di didgeridoo e strumenti tradizionali vari, i rumori di un fabbro al lavoro (la voce dell'acciaio appunto) danno il via alla title-track, dove i Nokturnal Mortum continuano il loro splendido lavoro di sintesi tra i Bathory (periodo epico) ed il folk tradizionale. Il sound trasuda epicità ad ogni singola nota, Vargoth ha una espressività vocale incredibile, e la parte folk risulta ben focalizzata nella struttura del brano. Assolutamente da applauso l'intermezzo con il flauto sulla melodia principale ed il resto della band a sostenere un tempo composto. Nella successiva "Valkyrie", la band ucraina da' una lezione magistrale di come deve essere suonato il symphonic black metal. L'alternarsi di sfuriate e rallentamenti toglie il respiro all'ascoltatore, i synth riescono con pochi interventi a creare un atmosfera bellica, senza andare a diminuire di un oncia il muro sonoro creato dal resto degli strumenti. Ma è proprio quando meno te lo aspetti, ecco che il ritmo cambia, la chitarra ritmica attacca una serie di accordi in levare, ed il guest Sergey Kondratiev a prodigarsi in un assolo gilmouriano, ben sorretto dai synth spaziali di Saturious. Una repentina variazione di stile che potrebbe sembrare pacchiana, ma che vi assicuro non lo è, ed il bridge per riconettersi sulla sfuriata iniziale è li a testimoniarlo. "Ukraine" riporta in auge il folk black metal di "Weltanschauung", un brano meno spettacolare dei due precedenti, ma dotato di una bella carica di base ed un chorus di voce pulita veramente avvolgente per la sua intensità. Non c'è un momento di respiro, "My Dream Islands" è melodia, è epicità, è sogno ad occhi aperti. Se vi fosse stato scritto sui compositori il nome di David Gilmour o di Roger Waters, tutto il mondo starebbe già spugnettandosi fino a consurmarselo, ed invece sono i Nokturnal Mortum. Nuovamente, Vargoth supera se stesso come vocalist, dando una interpretazione disperata e rabbiosa allo stesso tempo. "By The Path Of Sun" ritorna su sentieri scuri, ben equilibrati da mirati inserti folk. Ennesima sorpresa è l'acustica "Sky Of Saddened Nights", interamente cantanta con voce pulita, e piena zeppa di strumenti tradizionali, dal flauto ad una specie di mandolino. Anche in questo caso, la band ucraina colpisce il segno con delle melodie ancestrali, folk ma non banali, e ricche di malinconia. Chiude poi il viaggio sonoro "White Tower" con il suo inizio chiaramente Pink Floyd, con suoni di synth liquidi ed una chitarra stracarica di delay.

Mi sento quasi in imbarazzo a dover dare un giudizio finale a questo nuovo disco della band di Vargoth. C'è poco da fare, la band ha realizzato il suo capolavoro definitivo, dimostrando ancora una volta, come fecero due anni fa i Nachtmystium (recensione qui), che il black metal può essere evoluto in maniera intelligente e senza sputtanamenti di sorta. La cosa che stupisce particolarmente di questo disco, è la perfetta omogeneità tra i vari stili adottati dalla band, che si riflette poi nella produzione. C'è un equilibrio che ha del miracoloso. Quando c'è da pestare, le chitarre hanno quel classico suono gelido e tagliente dei gruppi dell'est, ma quando c'è da emozionare e/o sperimentare cose nuove, ecco che diventano dei prismi irradiati da luce bianca in grado di generare nuovi e mutevoli colori. Insomma, sebbene stiamo nei primi del 2010 questo è il mio disco dell'anno. Punto.

autore: KarmaKosmiK