THROUGH THE PAIN
"Time Heals Nothing"
Total Holocaust Records (2009)

TRACKLIST
01. Dwell in Agony
02. No Way Out
03. Absence of Will
04. Time Heals Nothing

DURATA
37:16 min.

 

Ve lo dico fin da subito a scanso di equivoci: vi parlerò di depressive, come era ovvio leggendo il monicker della band tedesca e titolo dell'album. Sto anche per fare il nome degli Hypothermia, per cui traete voi le conclusioni del caso, ed eventualmente passate a leggere dell'altro (ma sempre qui su Covenant Zine eh...).

"Time Heals Nothing".
“Il tempo non cura nulla”, tesi che, cedendo a qualche filosofeggiamento, si potrebbe anche condividere sebbene alquanto disfattista, in quanto chiunque abbia vissuto qualche passaggio doloroso nella propria vita potrà, almeno in parte, sposare l'idea che il tempo aiuti soltanto ad apporre strati su strati di medicamenti alle ferite profonde dell'animo, senza però farle sparire mai del tutto. Rendendole meno dolorose, via via nascoste, ma sempre presenti.
Seghe mentali a parte, il rimando alla band di Kim Carlsson mi pare evidente, con qualche aggiustamento complessivo che fa di “Dwell in Agony” oppure “Absence of Will” delle specie di rivisitazioni vagamente ammorbidite e melodicizzate dello stile crudo, cruento e cartavetrato degli Hypothermia periodo "Veins" - "Köld" - “Rakbladsvalsen”, quasi si trattasse di una mera riproposizione leggermente personalizzata di uno stile (o clichè) ormai consolidato.

Dei Through The Pain mi piace la semplicità del riffing, ripetitivo, sofferto e sostanzialmente elementare, mono-sensazione e decisamente incastrato entro certi schemi che durante gli ascolti non ho mai sentito come prigioni stringenti da cui sfuggire. Se riuscirete ad essere in linea con questo tipo di approccio, potrete godere come me del sentimento negativo che aleggia in “No Way Out” e le altre, abbandonandovi molli e inattivi alle ritmiche cadenzate su cui corrono vocals decisamente classiche per il genere. Se invece non vi verrà facile assecondare i pregi / difetti di cui sopra, rischierete di sbuffare già alla fine della prima traccia. Per questo vi avverto prima, perchè “uomo avvisato, mezzo salvato”.

autore: Zorn