Parlare del terzo lavoro dei Nachtruf è alquanto arduo: trovarsi davanti un album che ha tutte le caratteristiche (musicali e liriche) di un lungo rituale di ascesi ai neri abissi con soluzioni tutt'altro che lineari non capita tutti i giorni. Privo di qualsiasi logica, altalenante ed evanescente quasi a voler riprodurre gli stati alterati di coscienza che sopravvengono durante l'esercizio di certe pratiche, il sound del gruppo austriaco appare in certi frangenti rarefatto, lasciandosi andare a lunghi intermezzi minimal Ambient in cui urla deliranti e disumane sono sostenute da un soffuso tappeto di synth; mentre altrove assume una veste reverenziale e liturgica, dove i riffs smaniosi e pulsanti vengono avvolti da una cappa plumbea e sulfurea.
Rispetto al precedente "Schattengeister", che presentava soluzioni abbastanza omogenee e facilmente memorizzabili, "Pulvis. Cinis. Cultus" è radicalmente caotico a causa dei numerosi intrecci e delle sovrapposizioni melodiche sinistre anche nei momenti più atmosferici. Suonato con una spontaneità quasi da sembrare un rehearsal, l'album è dotato di una notevole capacità evocativa grazie al sound delirante in grado di suscitare immagini spettrali ed inquietanti. Le tracce presentano punti di contatto e rimandi interni come fossero sei momenti di un unico lungo cammino di ascesi mistica: il rapimento estatico si manifesta attraverso dissonanze portate all’estremo che sfociano in un susseguirsi concitato di patterns allucinatori. Impossibile una descrizione dettagliata per i motivi già esposti in precedenza: la musica viscerale dei Nachtruf, ricca di pulsioni primordiali e striscianti, risponde a ben poche classificazioni ad eccezione di alcuni rimandi a bands del calibro di Nåstrond e Myrkr. Con i suoi accordi stridenti portati talmente all’estremo da suscitare sensazioni claustrofobiche unite a dinamiche che ben evidenziano quel sentore di esaltazione e furore che pervade i due folli musicisti, “Pulvis. Cinis. Cultus” è un lavoro che vi proietterà totalmente negli anfratti di una dimensione parallela capace di farci intravedere la vera essenza del Male.
Piccola nota a margine. Visto che anche l'occhio vuole la sua parte (nonostante ciò valga per un numero sempre più esiguo di ascoltatori), vorrei menzionare l'ottima veste grafica della versione LP realizzata dalla Black Devastation Records per la “collana” “Vinyl Kult Editino Series” con cui l’etichetta fa uscire alcuni lavori in tiratura limitata a 99 copie. Immagini, simbolismi e lyric sheet a mo’ di pergamena, rendono il tutto molto simile ad un antico e polveroso volume di arcani ed oscuri saperi.
autore: Nivehlein