Con i Wodulf ero rimasto al loro vorticoso e putrido demo su CD per Werewolf Rec., intitolato “Wargus Esto”, ed un po' ne sento la mancanza. Ho detto un po', e lo faccio pensando al desolante quadro paesaggistico dipinto da Hitler e pubblicato nel booklet, oltre che alla registrazione nerissima a rendere ancor più morboso un modo di suonare decisamente cupo. In "...From the Corpsegate" non si perde quasi nessuna delle caratteristiche salienti di cui sopra, anche se la produzione complessivamente (e forse ovviamente, o inevitabilmente), più “pulita” (le virgolette che ho messo non sono a scopo estetico) tende a stemperare qualche sensazione che avrebbe meritato un po' dell'enfasi d'un tempo. Se non fosse per le volcas in scream basso, sarebbe sfumato anche parte dell'effetto semi negromantico e rituale della band.
Me ne rendo conto, le mie prime osservazioni buttate sul tavolo in questa maniera possono apparire sconclusionate, e che non vanno a parare verso nessun reale giudizio positivo o negativo, ma è un po' questa la sensazione che guida i miei ascolti di "...From the Corpsegate". Possiamo sicuramente parlare di black metal vero e proprio, che si rifà ad atmosfere lugubri e malsane, così come di musica per puristi, teste dure del metallo nero e possibilmente oltranziste, oltre che destrorse. Su questo non ci piove.
Da qui a preferire davvero l'esordio ne passa, certo, ma il pensiero di un connubio tra i pezzi migliori del demo, con buona parte di quelli recenti stuzzica, e mi fa fantasticare che insieme avrebbero costituito un caposaldo moderno del genere. I titoli attuali citano scenari fatti di “sangue spillato”, licantropia, cadaveri, teschi, urne e sepolcri, rimandando ad un mondo oscuro e malato di cui i due figuri danno una descrizione a suon di tempi spediti, altri cadenzati (i Gorgortoh veri!), ritmati da un drumming dal suono “cartonato”, e per questo molto underground.
Se non avete capito nulla di quel che ho scritto, per tagliare la testa al toro guardate la foto dei due musicisti su metal archives, cercate di fissarli negli occhi e fatevi questa domanda: “due tizi del genere, gli stessi di “Wargus Esto”, possono aver composto un disco di basso profilo?” La risposta sarà a mio avviso: “noooo... impossibile” e "...From the Corpsegate" sarà vostro, piacendovi anche per le immagini alquanto evocative scelte per il booklet.
PS. una band che parla di morte così esplicitamente, userà la svastica pensando sicuramente che in sanscrito significa “apportatore di salute”. O no?
autore: Zorn