BURZUM
"Belus"
Byelobog Productions (2010)

TRACKLIST
01. Leukes Renkespill (Introduksjon)
02. Belus' Død
03. Glemselens Elv
04. Kaimadalthas' Nedstigning
05. Sverddans
06. Keliohesten
07. Morgenrøde
08. Belus' Tilbakekomst (Konklusjon)

DURATA
50:30 min.

 

Immagino che “Belus” sia stato noto ai più ancor prima d’averlo ascoltato, data la sequela impressionante di commenti riprodittisi esponenzialmente come parassiti, ai quali non sono stati da meno, per diffusione, i vari particolari di contorno che vi invito io per primo a cercare su internet (vedi i testi tradotti in italiano). Lo stesso si può dire del suo passato, per cui ho deciso di scremare questo commento da tutta l’aria fritta, senza ripercorrere la storia del Conte, gli anni di galera dai contorni tragicomici, e le novità degli ultimi tempi, parlandovi solo di quel che penso della sua musica post galera: io scelgo mille volte questo Burzum con i suoi pregi e difetti, un logo rinnovato al posto di quello classico, vocals sostanzialmente comuni in ambito black metal, ed una copertina che starebbe bene su qualsiasi disco del settore, piuttosto dei vari nomi blasonati in sella a semi aborti musicali (Gorgoroth? Dissection?).

Ascoltandolo, c'era qualcosa che non tornava in questo “Belus" fin da subito, e per togliermi lo sfizio ho provato a “skippare” le per me inutili “Sverddans” e "Keliohesten", avendo la conferma che cercavo: senza di loro, l'album avrebbe fatto un altro effetto restando più compatto e votato totalmente a quel mood complessivo avvolgente, carico di una capacità che nei suoi momenti migliori definirei “descrittiva”. Purtroppo, le due sorelline a me tanto antipatiche fan parte della tracklist, per cui mi è inevitabile arrivare all'odioso confronto con un passato fatto di una media qualitativa dei brani talmente alta già in partenza, con picchi stratosferici sotto tutti i punti di vista, da rendere i cali eventuali decisamente risibili. Oggi non è proprio così, per cui tra le trame veramente vincenti nel più classico andamento ripetitivo, la cadenza di alcune strofe vocali incisiva quanto chiodi nelle tempie, e la tripletta superlativa “Belus' Doed” / “Glemselens Elv” / “Morgenroede”, si accomodano pezzi scartabili o esaltanti solo per metà, come nel caso di “Kaimadalthas' Nedstigning”.

Eppure Varg è sempre Varg.
Potrò criticarlo, sentendolo sofferente di alcune lacune creative attorno alla metà dell’album risollevate dal finale, ma mettendo tanta altra carne sul fuoco mi fa venire voglia di ignorare i dubbi. Dopo anni, infatti, sa ancora piazzare all’interno di un suo componimento quel passaggio, ma soprattutto LA sensazione che per un attimo ferma il tempo e lo spazio, mostrandoti luoghi lontani che odorano di natura, mito e orgoglio come in "Morgenrøde", sposa perfetta della copertina, facendoti udire il grido vigoroso di un re che reclama dopo anni il suo regno, talune volte usurpato da sbarbati imberbi che a lui devono la loro vita musicale.

Belus” non brillerà incontrastato su tutti come sarebbe piaciuto ad ogni metallaro sparso per il mondo, a meno di non voler per forza gridare al miracoloso ritorno, ma è un lavoro che dà una bella spallata agli eventuali dubbiosi. Soprattutto, non è una sveltina buttata su CD per timbrare il cartello, e tutto sommato risulta anche coerente con gli annunci che l'hanno preceduto. Speriamo che il futuro ci regali qualcosa di epocale ancora una volta, andando oltre l’evento di per sé speciale di rivedere sul mercato Burzum, e l’attesa di ascoltare il prossimo lavoro di un nome che sposta equilibri (e visto quanto gli servono, spero anche soldi) al solo accennarlo.

autore: Zorn

CREW'S TOMBSTONES

KarmaKosmik
[...] Avevo temuto il peggio allo notizia di un ritorno sulla scena (black) metal del Conte, ma per fortuna il buon Varg se la cava discretamente nonostante tutti questi anni di (forzata) assenza. Non abbiamo di fronte un capolavoro, ma in un paio di occasioni si sfiora decisamente l'eccellenza ("Glemselens Elv" e "Kaimadalthas' Nedstigning"), con dei brani fortemente ipnotici, figli del grande "Filosofem". Purtroppo, il resto è robetta, forse anche "Morgenroede" si potrebbe considerare come un brano sopra la media, ma poco cambia. Il quesito è ora il seguente, era veramente necessaria l'uscita di un nuovo lavoro targato Burzum nel 2010? Forse no, soprattutto perchè ho la forte sensazione che i brani di "Belus" siano delle veloci riedizioni di vecchi brani scritti chissaquando (cosa tra l'altro confermata in parte da Vikernes stesso). Per avere una risposta secca alla mia domanda toccherà quindi aspettare il successore di questo "Belus" [...]

IntoTheBlack
[...] Il ritorno di Burzum al Black Metal è un disco che si mostra fin da subito solido, costruito con intelligenza e anche piuttosto coinvolgente. Eppure, dopo diversi ascolti, non riesco a togliermi di dosso la sensazione che sia un album che non faccia davvero male, che non colpisca in pieno, che non abbia la capiacità di scavare fino in fondo. Aspettative troppo alte? Forse, anzi probabile. Il tocco dei riff, la costruzione delle tracce, le atmosfere... c'è tutto o quasi in questo album, compresa anche qualche lungaggine o qualche momento poco ispirato; eppure è un disco che si apprezza più di testa che di cuore. Può andare bene ugualmente però un pò dispiace [...]

Ceska Zurivost
[...] Ho preferito prendermi una certa dose di tempo prima di buttare su "tastiera" il mio pensiero sul ritorno di Varg Vikernes, che senza problemi può considerarsi un vero e proprio evento nell'ambito black metal. A dispetto delle sue dichiarazioni anti-chitarra (uno strumento da negri, a sentire lui qualche anno fa), il pericolo di ascoltare l'ennesimo dischetto di ambient elementare (nel senso di scuola elementare, visto la banalità dei famigerati cd usciti qualche tempo fa) è fortunatamente scampato, e questo "Belus" è tutt'altro che leggero. E' strano ascoltare la batteria andare veloce, così come è strano non sentire più quell'urlo da gallinaccio che tanti cloni fastidiosi ha prodotto negli ultimi 15 anni, ma a mente fredda devo dire che non si tratta di elementi negativi nel giudizio finale su questo disco. Che dire di "Belus"... innanzitutto è per il sottoscritto un album dignitoso, che con poco riesce ad essere molto meglio di tanti altri "ritorni", reunion e vaccate simili della scena norvegese, e già questo è tanto secondo me. Detto questo, bisogna anche ammettere che il piglio positivo con cui questo disco si insinua in chi ascolta e che lo fa rendere buono durante i primi approcci, va scemando col tempo, lasciando risalto ai lati negativi: non che il disco sia una ciofeca, ma nemmeno così buono come può sembrare inizialmente. "Belus" è un album semplice, godibile, fatto per piacere e farsi piacere, e ci riesce senza problemi. Però si sente che è un lavoro composto velocemente, per essere rilasciato quanto prima sul mercato, ed ecco che il Burzum che noi conosciamo, quello che musicalmente ha creato qualcosa di irripetibile, esce solo a sprazzi dalle 8 composizioni presenti. La drum machine lascia l'amaro in bocca, così come una certa indecisione esecutiva sulle chitarre, ma al tempo stesso difficile rimanere scontenti dalla malsana ipnosi generata da un pezzo come "Morgenroede", a tratti devastante. Un disco che lascia grandi speranze per il prossimo, un presagio a quello che potrebbe essere un vero ritorno al Burzum che fu [...]