Dopo ben undici anni dall'ultimo album di Burzum, mi ritrovo a recensire un suo nuovo lavoro. Non ci avrei scommesso neanche un centesimo qualche anno fa, ma sta di fatto che il vecchio conte appena uscito di galera ha pensato bene di mettere su subito un altro disco, sicuramente storico per la tempistica e per essere quello del suo ritorno dopo oltre un decennio. Il personaggio più popolare del Black Metal da sempre ritorna quindi in punta di piedi con questo "Belus".
Dopo un'intro abbastanza inutile parte il vero e proprio disco. La prima traccia è "Belus' Doed", una canzone sempre molto evocativa e con chiare influenze folk, e che riprende chiaramente il riff di "Daudi Baldrs", traccia dell'omonimo album del 1997. La canzone risulta piacevole, ma non è tra le migliori dell'album, anzi, risulta in fin dei conti essere niente più che un opener per riscaldare l'ascoltatore in vista della seconda traccia, decisamente più solida. Tipico canovaccio stilistico di Varg. Riff semplici ma bene articolati, suono marcio, ruvido, Screaming graffiante e malvagio, il tutto unito ad una ripetitività di suoni e di emozioni che lasciano l'ascoltatore soddisfatto. E' sempre problematico approcciarsi all'ascolto di un album di questo tipo, probabilmente molti si aspetteranno un nuovo "Filosofem", ma questo non sarà il loro giorno fortunato, perchè non si tratta assolutamente di quello. Le aspettative erano alte, altissime, ma la verità è che questo "Belus" è sicuramente un ottimo album, ma non credo si possa paragonare ai migliori lavori del conte, neanche lontanamente. Sia "Glemselens Elv" che "Kaimadalthas' Nedstigning" scorrono via facilmente, risultando forse i due pezzi meglio riusciti dell'album, per lasciare poi spazio a "Sverddans". Sembra nata da una costola della più celebre "War" questa traccia, ed effettivamente ne ricalca tutte le peculiarità. Riffing veloce e violento, durata minima, screaming possente. Un buon pezzo tutto sommato, la piccola durata gioca sicuramente a suo favore, non avrebbe avuto senso farla durare anche solo un minuto in più. Notevole l'assolo, ben fatto e pertinente con la traccia in questione. Le ultime tre canzoni di questo disco, continuano con l'opera di coesione di un lavoro che come sempre Burzum è riuscito a fare, riesce ad essere uniforme. Riesce a raccontare una storia, quella del mito di "Belus", per l'appunto, e riesce a farlo nella maniera giusta. Per quasi un'ora si rivive l'essenza della musica di Burzum, mutata nel corso degli anni, questo è ovvio, ma che resta sempre qualcosa di alto, altissimo livello in qualunque sua forma, che sia Ambient, che sia Black Metal. Un plauso va quindi fatto al conte Varg Vikernes, per essere stato, in un decennio dove tante band al loro ritorno hanno fallito, uno dei pochissimi eletti che è riuscito a produrre un album di grandissima qualità, nonostante non possa raggiungere le vette di album come "Filosofem" o "Hvis Lyset Tar Oss". D'altronde da un genio come lui non ci si poteva aspettare di meglio. Ed ora infatti non resta che attendere con ansia sue eventuali prossime uscite.
autore: Morbid
CREW'S TOMBSTONES
Horn
[...] Finalmente dopo tante (e mi permetto di sottolineare troppe) chiacchiere sul famigerato ritorno del conte con la creatura Burzum, eccoci finalmente al dunque. Difficile ed inevitabile non stilare un breve confronto di questo nuovo "Belus" con i lavori precedenti nonostante siano passati ben 15 anni dall'uscita dell'ultimo album "metal" dell'artista norvegese. Sinceramente ammetto che riponevo fiducia in quest'uomo... e le mie aspettative non sono rimaste deluse. Il tocco c'è ancora, forse arrugginito, forse non costante per tutti i brani ma il conte... c'è e vive. Non siamo al cospetto di capolavori ma l'album è più che dignitoso, se poi la mente volge i pensieri ad alcune ultime uscite di bands molto "blasonate"... ma è un tasto che non voglio toccare e concentriamoci su questo "Belus" che, in un certo senso, riprende a macinare su ritmiche insistenti e paranoiche care al nostro amato Varg: dalla lenta ed ossessiva "Glemselens Elv" alla veloce "Keliohesten", tutto naturalmente molto azzeccato. C'è spazio addirittura per una cortissima e trashosa traccia, "Sverddans", carina ma nulla più e fuori dal suo stile. Insomma sono soddisfatto, in primis che sia tornato facendo musica metal, ma anche per la qualità proposta, ora staremo a vedere cos'altro succederà [...]
Nivehlein
[...] L'apparizione di "Belus" a distanza di dieci anni è stato (in un certo senso) un fulmine a ciel sereno. Penso che pochi si sarebbero immaginati un ritorno di Vikernes sulle scene a nemmeno dodici mesi dalla scarcerazione con un album che abbandona le sonorità totalmente Ambient degli ultimi due lavori, tuffandosi in sonorità vicine a quelle di "Filosofem" ma con una nuova consapevolezza. Lo scream non è più quello degli esordi ma non per questo meno bestiale. Ascoltare perle come "Glemselens Elv" e "Keliohesten", autentici sentieri catartici per lo spirito, e l'ignoranza travolgente di "Sverddans" che ci riporta direttamente agli esordi, sono il segno tangibile che quest'album non è uno dei tanti "pacchi" tiratoci dalle tante reunion (passatemi il termine) degli ultimi anni. "Belus" non raggiunge il livello dei primi lavori ma inaugura al meglio quello che potrebbe diventare un nuovo ciclo del percorso musicale di Vikernes [...]