Sono passati così tanti anni ormai dall'uscita di questo disco, eppure ogni volta che lo riascolto vengo assalito da quella strana sensazione di panico che solo le canzoni contenute in questo CAPOLAVORO posso generare nell'animo di una persona.
Per chi scrive, l'apice della carriera musicale del Conte, questo "Hvis Lyset Tar Oss" è un incredibile trasposizione musicale di sensazioni umane direttamente connesse all'animo più profondo. Quattro canzoni, che dico, quattro capitoli oscuri che raccontano il peregrinare umano attraverso la natura più intimistica e misantropica: un sentiero in una foresta che rappresenta la quintessenza dell'esistenza umana, dove il soffio vitale fuorisce dal corpo e intraprende il cammino verso i punti più reconditi della psiche. Musicalmente parlando quest'album sublima in maniera eccelse quanto costruito da Vikernes sin dal primo album, raffinando e perfezionando il già altissimo livello compositivo proposto nel precedente "Det Som...", grazie a delle canzoni cariche di atmosfera e basate su riff unici, ritmiche che supportano sempre in maniera egregia il mood generale, un basso semplice e corposo che riempie il tutto, su cui si staglia come un estremo guaito di dolore lo straziante urlo di Varg.
Chiedendo perdono per questa digressione finto-filosofica dettata dal personale attaccamento che ho per questo disco, passiamo a cose più concrete. In questo lavoro il sound raggiunge la pienezza perfetta, la corposità è sin dalle prime note un dettaglio trainante del disco, e l'accoppiata tastiere\chitarre dell'opener "Det Som En Gang Var" mette subito in chiaro le coordinate dell'intero lavoro, con la creazione di un muro sonoro voluminoso dove le tastiere irrompono con fare spettrale e sono le redini del pezzo, dove le chitarre grattano che è un piacere, senza perdere però in potenza. L'urlo disperato di Vikernes è carico di odio e dolore al tempo stesso, centellinato più come evidenziatore di determinati momenti, lasciando alla musica il ruolo di interprete principale di questo calvario sonoro. I quasi 15 minuti di durata, uniti alla struttura semplice che porta alla ripetizione prolungata dei pochi giri utilizzati, crea un senso di oppressione, un mood ipnotico molto intrigante ed ossessivo, che non intacca l'attenzione sull'ascolto neanche per un secondo. Senza esitazioni affermo che questa è la canzone più bella mai composta e registrata da Varg Vikernes. La successiva titletrack ha una struttura ancora più minimale, basti pensare al drumming che rimane sullo stesso ritmo per tutti e gli 8 i minuti di durata, dettaglio che accresce l'effetto ipnotico di cui sopra: una sorta di mesmerismo dai connotati letali sul corpo e sullo spirito. Di pari passo la successiva "Inn I Slottet Fra Droemmen", strutturalmente simile, dove l'ipnosi e l'incedere ossessivo sono ancora più netti e pesanti, per via del riff principale che ha quasi un effetto disturbante sulla ritmica di sottofondo. I rallentamenti sono pregni di atmosfera, con ancora le tastiere usate in maniera eccellente. La conclusiva "Tomhet" è la morte definitiva di tutto, con i suoi 14 minuti di partiture tastieristiche ripetute all'infinito, con la parte centro-finale incredibilmente intimista e sognante, quasi a contrastare le atmosfere più odiose e maligne dei pezzi che l'hanno preceduta. Assurdo pensare che l'autore di tale magnificenza sia stato capace qualche anno dopo di dare vita a quei due obbrobri di dischi definiti "ambient", ma questo è un altro discorso.
Pur reputando la discografia di Burzum tutta di altissimo livello (a parte i due lavori da incarcerato), questo "Hvis Lyset Tar Oss" raggiunge picchi di qualità e di atmosfera un gradino superiori a tutti gli altri. Accompagnato da una copertina stupenda, questo album è in tutto e per tutto la descrizione di quello che succede "se la luce ci prende".
autore: Ceska Zurivost
CREW'S TOMBSTONES
Beta Librae
[...] Mamma mia. Cosa posso dire di non banale? Ormai non so più quante volte ho ascoltato questo disco, l'ho letteralmente consumato. Preciso di apprezzare molto poco la roba del Conte, ma questa è l'eccezione che conferma la regola: "Det Som En Gang Var" è semplicemente la più bella song scritta da Vikernes, qui il cantato raggiunge delle vette di disperazione che raramente (per non dire mai) ho incontrato in altri progetti; "Tomhet" è stata più volte utilizzata dal sottoscritto come sottofondo per lunghi momenti di riflessione, con le sue note di synth eteree, dilatate e rilassanti. Se la luce ci prende? Tranquilli, non vi prenderà... [...]
IntoTheBlack
[...] In poche parole: album praticamente inarrivabile. La sola traccia di apertura è in grado di spazzare via la maggior parte dei gruppi Black Metal passati e futuri. E' tutto perfettamente incastrato, è tutto spontaneo, tutto scorre alla perfezione in un'esplosione di riff assolutamente devastanti. La voce è graffiante, incisiva come poche altre e riesce a rendere il tutto ancora più drammatico. Disco senza tempo e riferimento costante per chiunque voglia avvicinarsi a queste sonorità [...]
Horn
[...] Altro disco capolavoro, uscito in un anno magico per il black metal, il 1994. Un disco che rappresenta il lato più "decadente" e solitario di Burzum, solo 4 canzoni per più di 44 minuti di malinconia, di rassegnazione, di rabbia come unico sfogo all'inesorabilità degli eventi della natura. Suoni inarrestabili culminanti nell'opener "Det Som En Gang Var", una delle migliori composizioni in assoluto del conte grazie anche ad un uso sapiente dei synth. Con l'album "Hvis Lyset Tar Oss" la composizione delle tracks raggiunge l'apice della ripetitiva ed alienazione, un'ossessione sonora che distrugge psicologicamente chiunque si approcci [...]
Destroyer
[...] L'estremizzazione e l'approfondimento del suo incredibile predecessore, un trip senza ritorno [...]
Destroyer
[...] Non ho mai avuto un buon rapporto con la roba pubblicata da Vikernes, però devo ammettere che questo è uno dei pochi dischi che rappresenta il concetto di BLACK METAL. Quarantaquattro minuti di disperazione, introspettività e malinconia, accentuati da una voce lancinante e da tastiere oniriche. Capolavoro assoluto[...]