BURZUM
"Burzum"
Deathlike Silence Prod. (1992)

TRACKLIST
01. Feeble Screams From Forests Unknown
02. Ea, Lord Of The Deeps
03. Black Spell Of Destruction
04. Channelling The Power Of Souls Into A New God
05. War
06. The Crying Orc
07. A Lost Forgotten Sad Spirit
08. My Journey To The Stars
09. Dungeons Of Darkness

DURATA
46:07 min.

 

Vi sono episodi, ricordi, aneddoti più o meno particolari che imperlano indelebilmente la nostra vita e che non si dimenticano mai. Spesso si ripresentano stimolati da qualche particolare azione o semplicemente sfogliando il nostro album dei ricordi. Difficile, infatti, dimenticare il momento dell'acquisto del primo CD omonimo di quel personaggio che poi, nel black metal, verrà chiamato semplicemente il "conte", preso quasi per caso perchè, come spesso accadeva a quei tempi, e la storia si ripete, la copertina si presentava in un certo modo e con certe caratteristiche fondamentali più che mai all'epoca (copertina in bianco e nero su tutte ovviamente) con un nome più o meno curioso. Inutile smentire il fascino che richiama il nome "Burzum", quasi pacchiano ma sicuramente di facile presa.

Attorno alla band ruotavano nomi importanti, l'elite del movimento black metal di quel periodo, da Samoth allo stesso Euronymous anche se, in verità, le note di copertina del debut album di Burzum non riportano alcun "guest" come musicista. Comunque sia tutto questo è corollario, solo curiosità che si intrecciano con fatti più o meno reali dell'epoca. La realtà è l'ascolto di questa prima opera di Varg Vikernes, in arte Greifi Grishnackh, dell'inizio di un qualcosa di nuovo che inevitabilmente segnerà la storia del black metal.
Questa sensazione la si percepisce sin dalle prime battute, anzi dal primo urlo della prima track del CD dal titolo "Feeble Screams From Forests Unknown". Una song tanto trascinante da sembrare quasi scontata e che raggiunge il "clou" dopo circa 4 minuti e mezzo di continui cambi di ritmo, quando la scena viene "catturata" dalla sola chitarra rimasta a disegnare trame sordide unite a desolanti riffs che altro non sono che splendido preambolo alla tempesta che di li a poco ci investirà con tutta la furia possibile. Estasiante. Una song che traccia un solco in noi e che continua con la successiva "Ea, Lord Of The Deeps" (almeno sulla versione della Deathlike Silence, in quella in formato digipack della Mysanthropy Records il titolo è "Ea, Lord Of The Depths"...) la quale un breve giro di note prosegue in modo incalzante e semplice. Una traccia volutamente ripetitiva che potrebbe durare all'infinito e che annichilisce per intensità. Ricordo anche alcune parole di un'intervista, riportate da una rivista specializzata dell'epoca, dove il conte rimarcava l'importanza di avere un batterista non tecnico, la cosa non lo interessava minimamente, quanto "resistente" e "duraturo" (batterista degli Ulver?) e "Ea, Lord Of The Deeps" è la miglior manifestazione del Varg pensiero. La successiva "Black Spell Of Destruction" (anche qui il titolo è diverso rispetto alla versione digipack che titola solo "Spell Of Destruction") canalizza l'attenzione non sulla velocità ma sulla nera ed oscura atmosfera dove lenti e sinuosi giri di chitarra ultra distorta si inchiodano nel cervello dell'ascoltatore... da panico quando per pochi secondi restano le sole urla sguaiate di Varg sulla scena. Da brividi, sembra più che mai un posseduto, una persona che stanno scuoiando viva, agghiacciante, una track carica di sofferenza e rabbia, un'eclissi dell'anima e sicuramente uno dei capitoli migliori dell'album. "Channelling The Power Of Souls Into A New God" invece è una traccia strumentale eseguita con il solo uso di sintetizzatori e che segna virtualmente su CD (ed effettivamente su LP) la fine della prima parte del disco denominata side "Hate".

Segue side "Winter" e si torna sul concreto con la cortissima e grezzissima "War": un concentrato esplosivo della durata di due minuti e mezzo scarsi che si distoglie musicalmente dal resto dell'album. Il cantato del buon Greifi Grishnackh risulta oltremodo spigoloso e particolarmente sguaiato ed inizialmente difficilmente digeribile. Finalmente siamo arivati al capolavoro di quest'album, dopo l'inutile e cortissima "The Crying Orc" (una sorta di intro) arriva "A Lost Forgotten Sad Spirit" qui in versione leggermente diversa dal successivo "Aske" e conseguentemente anche dal digi "Burzum/Aske" uscito tempo dopo. La diversità è proprio nel suono di chitarra che qui è più "pastoso", meno tagliente forse, ma che personalmente preferisco. Sicuramente risulta maggiormente morbosa, caratteristica preponderante di questa song che raggiunge picchi di malvagità assoluta nei momenti più lenti nella parte centrale.
Degna conclusione affidata a "My Journey To The Stars" che aumenta il fascino ed il valore artistico di questo pezzo di storia del black metal, soprattutto nelle parti più lente. Non mi sono dimenticato di "Dungeons Of Darkness" ma non è musica che mi interessa, altra traccia realizzata col solo uso di sintetizzatori e per me abbastanza inutile anche se a suo modo "affascinante", con suoni molto cupi ed oscuri che però non aggiunge o toglie nulla al complesso.

Non avrei voluto fare un'analisi traccia per traccia, ma alcune sensazioni provate durante l'ascolto non potevano che essere descritte in questa maniera. Personalmente ho trovato parecchia difficoltà nell'assimilazione delle vocals stile "castrazione" di Varg, all'epoca poi era unico nel suo modo di "cantare", ma una volta metabolizzate si capisce come questo disco sia un autentico capolavoro ancor oggi senza eguali, impregnato di negatività, malinconia e rabbiosa desolazione, uno strazio dell'anima che ancora oggi molti gruppi tentano, con pochi risultati degni di nota, di emulare o addirittura clonare in alcuni casi. Non mi stancherò mai di ribadire l'importanza che ha questo stile di musica di "uscire" dal profondo dell'anima. Un album del genere non si pianifica a tavolino, viene plasmato dall'odio che ognuno di noi ha insito nel proprio cuore.

autore: Horn

CREW'S TOMBSTONES

Ceska Zurivost
[...] Il debut album di Burzum può considerarsi incredibile, se rapportato all'anno in cui uscì. La scena norvegese era in espansione, e questo giovane ragazzo produceva un lavoro che tutt'oggi è da annoverare tra quelli meglio riusciti del genere. Registrato fin troppo bene per i canoni che poi si sarebbero venuti a creare, "Burzum" è si acerbo in alcuni casi, ma oltre a mostrare tra le righe quello che poi sarebbe diventato il trademark musicale del conte, mostra un animo più prettamente evil black metal di altissimo livello, basta ascoltare bene le parti veloci di "Feeble Screams From Forests Unknown" per capirlo. Come del resto una canzone come "Ea, Lord Of The Deeps" ci fa capire che solo una personalità fuori dal comune può creare a 19 anni riff simili. Band rinomate ci hanno messo anni e varie uscite per arrivare al loro sound definitivo, lui no [...]

Destroyer
[...] L'omonimo debut del conte si differenzia da gran parte degli album di debutto di molti artisti per via di una consapevolezza e fierezza nei propri mezzi che lascia quasi di stucco. Pur mostrando chiari segnali di attaccamento alla forma primordiale del genere in una song come "War", bathoriana fino al midollo (e poi è pieno di bambini osannanti questa song capaci di affermare che a loro i Bathory non piacciono...), Vikernes in questo album getta sul tavolo tutte le sue carte e prepara l'ascoltatore al delirio. Momenti raggelanti in "Black Spell Of Destruction" ma anche di alienazione nell'ambient di "Channelling The Power Of Souls Into A New God": Burzum è già qui [...]

KarmaKosmiK
[...] Questo disco è l'essenza stessa del black metal, in ogni sua forma e concezione. Tutto nasce da qui, c'è poco da fare. In un solo disco, il Conte riesce a tracciare più sentieri evolutivi di quella che poi diventerà l'arte nera per eccellenza. Dal black più rozzo e grezzo di "Ea, Lord Of The Depths", alle sonorità sognanti di "My Journey To The Stars", passando anche per diversi passaggi ambient. Insomma, la storia inizia da qui [...]

Nivehlein
[...] Odio puro in cui si condensano desolazione e sofferenza. Il primo full di Varg pullula di pulsioni istintive che danno vita a brani d'assalto come "War", e di istanze piriflessive che regalano momenti ad alto coinvolgimento emotivo come "My Journey Through The Stars" e "A Lost Forgotten Sad Spirit". "Black Spell Of Destruction" uno dei brani picoverizzati e noti di Burzum, summa di negativite tormento interiore che ispireranno in parte il movimento cosiddetto "Depressive". Gli infantili tentativi di sminuire limportanza di questi lavori seminali che oggi vtanto in voga insieme ai tentativi di imitazione andati pressocha vuoto, non ridimensionano il valore di un album che continua ad essere fonte di ispirazione per tanti progetti a distanza di quasi ventanni [...]