Malgrado il moniker disfattista, la sorpresa nella musica degli inglesi Self-Inflicted Violence sta nella componente ambient che stempera fortemente eventuali preconcetti iniziali, fondendosi a trame per nulla estreme alle quali viene dato un taglio piacevolmente introspettivo e, per assurdo, “accogliente”. Come talune volte accade, anche nel loro caso il depressive pare soltanto una scusa, o per meglio dire, una maniera espressiva rivisitata, modernizzata e utilizzata per uno scopo, più che l'identificazione con stilemi ogni tanto desueti e pachiani. E' per questo che l'artwork ha tutto tranne che un aspetto sanguinolento, non violento quanto le note delicate d'introduzione alla bellissima “Eugenics”, chiusa da un finale di tastiere freddo e “volatile”, in un certo senso spiazzante.
“A Perception of Matter and Energy” potrebbe apparire un disco molto veloce, addirittura corto malgrado si avvicini ai cinquanta minuti, ma l’atmosfera spesso ariosa, per nulla racchiusa in sé stessa, con i suoi ritmi medio lenti che indugiano sulle sensazioni senza esagerazioni, man mano apre le porte agli ammalianti momenti soft dei quali mi sono innamorato immediatamente, e diventati il piatto forte di ogni brano da attendere quasi con impazienza. Posso citarvi, a mò d’esempio, la pulizia sonora e la leggerezza che squarciano in due “Liquids”, ribaltando lo scenario ed aprendo la finestra su una vista malinconica dominata dal riff portante carico di quella bellezza e di quel sentimento abbastanza unici, tipici delle idee immediate, semplici e dirette al nocciolo. “A Perception of Matter and Energy” è un disco più sussurrato che gridato, da non incardinare erroneamente al black metal depressivo per evitare di sminuirne la cura compositiva adeguamente rappresenata da “Artificial Phenomenon” che, in punta di piedi, si presenta sfumata e con un che di vagamente “positivo”.
È come se qualsiasi componente musicale di queste tracce facesse diventare l'altra più fresca e vitale, in controtendenza rispetto alla norma di un filone musicale il cui scopo è soprattutto denutrire l'umore, concetto che forse trova il miglior connubio in “A Mental Cancer II”, particolarmente coinvolgente e vocalmente meglio variegata.
Quando mi capita di ascoltare prodotti vagamente sui generis come questo, è naturale immaginarmeli senza il classico scream sofferente proposto anche in questo caso, pensandoli, invece, con una voce pulita per nulla inadatta a riff sostanzialmente rock nell'anima.
In questo sta il bello di “A Perception of Matter and Energy”, album dalle qualità di primo livello che piacerà ai fan più open minded di un genere, forse giustamente, forse no, preso per i fondelli dai più oltranzisti con la definizione di “emo del black metal”. “Emo” o meno, invito qualsiasi ascoltatore di buona musica metal (e non) ad avvicinarsi ai Self-Inflicted Violence, in quanto ho l'impressione che i ns. siano in grado di regalare qualche interessante sorpresa a chi ha orecchie per ascoltare... e sentire.
autore: Zorn
CREW'S TOMBSTONES
IntoTheBlack
[...] Bellissima sorpresa questi Self-Inflicted vIolence: il loro esordio è tra le cose più promettenti che abbia ascoltato ultimamente. Un lavoro intimo, personale che punta dritto al cuore perchè ha un anima ben definita ed è in grado di colpire l'ascoltatore dritto nel profondo. Musica ricca, elegante a suo modo e densa di sfumature, perdersi dentro sarà un piacere per corpo e spirito. Consigliatissimo [...]