MANIAC BUTCHER
"Barbarians"
Pussy God Records (1995)

TRACKLIST
01. Barbarians
02. Catheclasm
03. Svaty Otec
04. Peklo
05. Druhe Stvoøeni
06. Legenda Z Poeatku Vìku...Aneb Mesiašuv Konec

DURATA
30:52 min.

 

La calata dei barbari che abitano la Bohemia irrompe nell'Europa che conta con il debut album dei Maniac Butcher, ad oggi probabilmente massimi esponenti del black metal ceco. I due demo (rispettivamente recensiti qui e qui) avevano aperto una strada tra le fitte foreste che avvolgono la regione dell'ex blocco comunista con quel sound ibrido che vedeva i primi vagiti black imbastarditi dal fetore del death metal che fu: strada ora selvaggiamente percorsa da questo "Barbarians", che getta le basi in quello che sarà stabilmente il sound tipico della band di Barbarud Hrom e Vlad Blasphemer fino alla fine della loro avventura musicale, arrivata forse fin troppo prematuramente.

Le spore death metal non ci sono più, rimane esclusivamente l'assalto al vetriolo tipicamente black metal, ortodosso (non nel senso moderno del termine), concreto, coerente, obsoleto se vogliamo, che ha reso questa band importantissima sia per la scena della propria nazione, aiutando tutti gli altri ad avere uno sbocco verso l'esterno, sia per lo status stesso della band, che se da una parte viene vista come troppo standard e nella norma, dall'altra viene elogiata e sostenuta a livello culto da un fedele numero di worshipper sparsi lungo il globo: non è un caso se escono ristampe dei loro lavori a getto continuo in tutti i formati per etichette geograficamente sparse un po ovunque.

Nei suoi neanche 40 minuti di durata, "Barbarians" stabilisce i canoni del bohemian black metal e dei Maniac Butcher, e lo fa con un lotto di canzoni dirette, arcigne, a tratti furiose, dove nonostante tutto non manca l'atmosfera mortifera che un gruppo simile deve possedere. Caratterizzato da una esecuzione strumentale sopra la media per il periodo, l'album è sicuramente aiutato nel suo intento distruttivo da una produzione più che pulita per l'epoca, soprattutto se pensiamo alle possibilità offerte dal paese di provenienza. Le chitarre di Vlad Blasphemer sono in pratica motoseghe, con quel suono tipico delle chitarre attaccate direttamente nelle prime schede audio montate su vecchi pc, plasmatrici di quel sound ricco di frequenze tagliate così particolare e al tempo stesso stridente. Il drumming di Michael (ora in forza negli ottimi Agmen) è potente e preciso, messo in risalto da suoni professionali e una bella dose di volume, e a corollario del tutto troviamo le vocals di Barbarud Hrom, abrasive e fuori di testa proprio come lo sfogo di un macellaio impazzito.

L'elevata qualità di questo debut album si evince anche dalla presenza di track che sin da subito si piazzano tra le hit di sempre della band di Zatec, come ad esempio la titletrack, posta in apertura per togliere qualsivoglia dubbio sulle intenzioni dell'allora giovane quartetto. Il riff portante è di quelli che si piazzano subito in mente, ed è strettamente legato a quello iniziale della successiva "Catheclasm", altro pezzo che mantiene il lavoro su buoni livelli. La band è un vero e proprio treno in corsa impazzito, e continua la sua devastazione con "Svaty Otec" caratterizzata da un ottimo assolo da parte di Vlad, mostrando gusto e bravura nell'arrangiamento. Bello l'arpeggio pulito che apre "Peklo", anche se non proprio ottimale il suono del lead iniziale, ma a parte questo dettaglio il mid tempo sfoderato è nero come la pece e posto a metà album dopo un avvio prepotente assume connotati ancora più mortiferi,condito da accelerazioni ignoranti e mai fine a se stesse. Terrificante il vocalizzo che apre "Druhe Stvoøeni", con un Barbarud che sembra un mostro degli abissi, aiutato in questo caso dall'idioma ceco, così duro e greve. Una lode particolare se la merita la conclusiva "Legenda Z Poeatku...", letteralmente "la fine del messia": una via crucis ossessiva, funerea, ricca di atmosfera, che ancora una volta mostra le ottime qualità compositive della band ceca, per uno dei pezzi più belli da loro mai scritti.

Non lasciatevi colpire negativamente dalla copertina, indubbiamente non sullo stesso livello della musica, e spesso accusata di essere tra le più brutte di sempre. Sono passati 15 anni dall'uscita di questo disco, ma il tempo non ne ha scalfito minimamente il valore musicale di questo lavoro che incarna alla perfezione lo spirito del black metal più puro, odioso e tradizionale.

autore: Ceska Zurivost

CREW'S TOMBSTONES

KarmaKosmiK
[...] Disco seminale per lo sviluppo del black metal est-europeo, con il quale i ceki Maniac Butcher mostrano cosa vuol dire suonare raw fino all'osso. Forse il successivo "Lucan-Antikrist" ha un songwriting maggiormente elaborato, ma bisogna considerare che in questa release il gruppo di Barbarud abbandona del tutto il death catacombale degli esordi, in favore di quel suono marcio e tagliente che diventerà il marchio di fabbrica del macellaio maniaco. PS: mitica la copertina... [...]