E' sempre difficile l'approccio ad un album del genere, stilisticamente diverso da quello che si è abituati ad ascoltare, e soprattutto differente da quanto questa band ci aveva abituato a proporre. "A Blaze in the Northern Sky" resterà per sempre uno dei massimi simboli del Black Metal, così come "Transylvanian Hunger" e tanti altri lavori della band norvegese. C'è chi la odia per il cambio stilistico così repentino e netto, chi ha imparato ad amarla anche negli ultimi anni. C'è anche chi resta in una posizione neutra, non riuscendo ad apprezzare gli ultimi lavori, ma non potendo rinnegare quanto i Darkthrone hanno fatto negli anni novanta per il genere. Ed è proprio quest'ultimo il modo in cui mi sono relazionato a "Circle The Wagons".
Si tratta di un album di non difficile comprensione, un ascolto leggero dalle sonorità rabbiose, a tratti divertente che tutto sommato non è assolutamente da buttare. Anzi, "Circle The Wagons" è un buon disco, che però non può non fare i conti con quello che è stato il passato di questo gruppo. Già con "The Cult is Alive", oppure "FOAD", o lo stesso album di due anni fa "Dark Thrones and Black Flags", Fenriz era riuscito a produrre lavori di una certa qualità, ma che non rappresentavano per l'ascoltatore un qualcosa di solido da ricordare. Il vero problema dei nuovi Darkthrone è questo. Forse anche per scelta loro, hanno deciso di produrre un tipo di musica che non riesce a fare breccia nelle menti degli ascoltatori, i quali dopo anche cinque o dieci volte non hanno praticamente alcun ricordo di quello che hanno sentito, nè di una canzone in particolare, di un riff o anche di un semplice passaggio. Un album della durata di quaranta minuti per sette tracce, che non lascia mai il segno e che sulla copertina ha stampata la scritta Darkthrone non si era mai visto, almeno fino ad una decina di anni fa. Questi, purtroppo, sono i Darkthrone di oggi. Quantomeno hanno deciso di tenere una linea diversa da quella della totale commercializzazione sfornando uno stile particolare, ma che non li porterà mai a raggiungere picchi qualitativi che hanno toccato nel passato. Lo dimostrano pienamente tracce quali la stessa opener "Those Treasures Will Never Befall You", un ibrido vero e proprio che sembra più una storpiatura dei gloriosi e rispettabilissimi Motorhead che un pezzo Black Metal, o quello che sia. Il filo conduttore di questo album, dopo un inizio così blando, resta però sempre uguale. Difatti le tracce che seguono non riescono a dimostrarsi migliori nè tantomeno a proporre qualcosa di buono, se non per l'unica "Stylized Corpse", a parere mio l'unica traccia salvabile del disco. Per quarantuno minuti circa non si riesce ad essere trasportati da questo album, non si può instaurare un legame di nessun genere con esso, le tracce scorrono via in maniera non troppo piacevole, e alla fine è come se non fosse accaduto perfettamente nulla. Certo non bisogna criticare i Darkthrone a prescindere per la loro scelta stilistica e musicale, ma quantomeno è bene che propongano musica oggettivamente godibile, e non qualcosa che gli permetta semplicemente di aggiungere un ulteriore capitolo alla loro onorevole storia. Storia che almeno si spera rimanga tale.
autore: Morbid
CREW'S TOMBSTONES
KarmaKosmiK
[...] Da buon sostenitore del nuovo percorso dei Darkthrone, devo dire che questo "Circle Of Wagons", dopo avermi esaltato con i primi ascolti, è decisamente sceso di interesse. Nonostante qualche inedito richiamo al doom presente in un paio di brani, la coppia Fenriz-Nocturno Culto sembra avere perso quel tocco strafottente presente sulle tre precedenti release, in favore di una proposta ormai ben collaudata e scevra di nuove emozioni inedite. Ci sono brani interessanti come "Those Treasures Will Never Befall You" o "Running For The Borders", un bel inno alcoolico come "I Am the Graves of the 80's", mentre il resto è pura amministrazione. Da comprare giusto per tenere aggiornata la discografia del duo norvegese [...]