
AKITSA
"Au crépuscule de l'espérance"
Hospital Productions (2010)
TRACKLIST
01. Crématorium
02. Les Sentinelles
03. Morsure
04. Loyauté
05. Cercueil National
06. Au Crépuscule de l'Espérance
07. Le Dernier Putsch
08. Antithèse
09. Vers la Mort
10. La Voix Brutale
DURATA
49:14
min.
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La band canadese formatasi undici anni fa e composta da O.T. e Neant (che si occupano entrambi di tutti gli strumenti, e del cantato) chiamata Akitsa raggiunge il traguardo del suo quarto full-lenght quest'anno, all'insegna dello stile passato e che risulta anche duraturo per la band, ormai da oltre un decennio sulle scene.
Si tratta di un lavoro particolare, dove a giocarla da padrona è l'atmosfera, punto sul quale si è deciso di impostare tutto il disco. Difatti non ci sono peculiarità particolari in questo lavoro, ma in ogni singola traccia si viene a ricreare un suono talvolta diverso, sempre di stampo cadaverico e mortuario. Lo dimostra la disturbante opener "Crematorium", una traccia lenta, struggente, ma volutamente resa quasi incomprensibile per la troppa distorsione degli strumenti, in particolar modo delle chitarre portate all'estremo. Altro esempio calzante è quello della seconda traccia di questo "Au crépuscule de l'espérance", intitolata "Les Sentinelles". Nonostante lo screaming non sia di primissima qualità e il riffing non proponga niente di nuovo, è proprio qui che esce la qualità di questo gruppo, che trova nelle atmosfere cupe e mistiche il loro punto di forza, sottolineato in canzoni come questa, coinvolgenti e strazianti. Non è però soltanto questo l'album in questione, perchè con il passare del tempo ed il susseguirsi delle tracce, si passa ad un tipo più delineato di musica, un tipo di black molto rozzo e rapido, a metà strada fra il Raw e quello dei primi anni novanta. Nonostante non facciano una brutta figura anche in questo fragente però, i due canadesi non riescono ad esprimersi nella maniera migliore, non è questo il genere che più gli si addice. Infatti in tracce con tempistiche più ritmate e meno ossessive riescono ad esprimersi con maggiore naturalezza e creatività, a differenza di quando si intrappolano in una ripetizione di cliches fini a sè stessi. Ne è un esempio "Loyauté", una canzone insolita per un gruppo black metal e non certo un capolavoro, ma una traccia dove fanno sentire qualcosa di nuovo, che possa o meno piacere. E' questo il problema di questo album, che complessivamente si regge su un livello sufficiente. Il problema di voler da un lato sperimentare e proporre qualcosa di non troppo legato ai canoni ormai atavici, ma poi ricaderci a propria volta. Non ha un concept ben preciso questo disco se non la volontà di far vedere più sfaccettature di questo binomio canadese, cosa che poi risulta deleteria nella valutazione dell'album.
autore: Morbid
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