Una carriera lunga quindici anni iniziata con "Evanescence" e momentaneamente conclusa da "Archaenae Perfectii", terzo album in studio per la creatura di Noktu.
Sono passati due anni da “Frigidiis Apotheosia: Abstinentia Genesis” (recensito qui), l'album che aveva l'arduo compito di bissare e (magari) superare il capolavoro della band, quell' "Apparitia- Sumptuous Spectre" che era riuscito a far risuonare il nome dei Celestia oltre l'ambito underground nel quale avevano operato sin dall'inizio.
“Archaenae Perfectii” ci regala una mezz'ora e poco più di intense e dolorose emozioni. Senza grandi stravolgimenti nel songwriting, i Celestia tessono melanconia, angoscia e sofferenza attraverso arpeggi delicati come gocce di rugiada e riffing abrasivi ma sempre con quel tocco di raffinatezza e decadenza che li contraddistingue. Esempio lampante è la traccia di apertura "Grandiohsia Obverturae / Vue Du Ciel" che coniuga alla perfezione i due aspetti del sound: una prima parte in cui le chitarre acustiche disegnano trame in chiaroscuro, offrendoci un'atmosfera nebbiosa che lascia filtrare flebili bagliori di luce. Dopo questa immersione in un bagno di luci e ombre, i Celestia ci invitano negli antri inquietanti delle loro sonorità coniugando alla perfezione sofferenza e infiltrazioni malsane. Linee melodiche avvolte da una patina sulfurea, cullano e feriscono allo stesso tempo come nell’opener “Demhiurghic Deity (Devilution)”, dotata di una sensualità morbosa grazie alle sonorità conturbarti che emergono nella seconda parte del pezzo, meno dirette e “scontate” di quanto fatto nella parte iniziale. Partenza concitata per “Phoenemenae of Creation”, pezzo in cui la tensione è tenuta costantemente alta anche nei momenti più cadenzati: dissonanze meste e sinistre sono inserite negli innumerevoli intrecci di chitarra che avvolgono il tutto in un’aura densa. Tra le tracce più interessanti dell’album non può mancare “Dominus Crux Spiritus” che parte con riffing ossessivo dalle sfumature ariose e spettrali per poi tuffarsi in un break acustico etereo e visionario. E’ in questa traccia, che il sentore latente di decadenza e malessere che pervade tutto il disco emerge in tutta la sua lampante carica distruttiva. Passando per l’intermezzo strumentale “ArcheArcanae Des Parfaits” dai drappeggi crepuscolari e sommessi quasi fosse il primo passo verso un sentiero iniziatico, si approda agli scenari desolati di “Perfectii Ketter Katharos” avvolta da un velo funereo e da un’atmosfera opprimente che si fa ancora più logorante nella parte finale. Il compito di chiudere il cerchio è affidato a “Nuit Qui Brille Comme Soleil”, pezzo ricco di pathos e tra i più emozionanti del lotto, grazie al rincorrersi di piogge di note sinistre ma cariche di sofferenza e spazi acustici evanescenti in cui la calma è soltanto apparente.
In definitiva quest’ultima fatica dei Celestia mi ha convinta e non poco: se cercate un album che sappia emozionarvi e trascinarvi in una dimensione misteriosa, sinistra e carica di fascino, non sarete certo delusi. Il punto è che manca quel tassello che permetterebbe a quest’album di diventare un piccolo capolavoro, quel carisma che gli permetterebbe di diventare la punta di diamante della lunga discografia dei francesi. Nonostante ciò “Arcaenae Perfectii” resta per il momento una delle uscite che preferisco di questo 2010.
autore: Nivehlein
CREW'S TOMBSTONES
Zorn
[...] Ormai lo sanno i sassi che Notku sa quello che fa in fatto di atmosfere decadenti. Copertina, effetti musicali che riempiono e aiutando a contestualizzare la musica. Suoni e riff elettrici e non (quelli acustici sono da pelle d'oca). Vocals. Ci sa fare, e tanto per giunta. Però, non so perchè, fatico sempre ad ingranare la marcia giusta con i suoi dischi, poi li comprendo, mi piacciono anche molto come nel caso del suo predecessore, ma dopo un pò l'appeal cala. E quando inizia a scendere, la via che imbocca il mio interesse è tutta in discesa. Ripida. E mi dimentico dei Celestia. Credo accadrà anche con questo disco, più che buono tra l'altro. Forse se fosse uscito ad ottobre ne parlerei diversamente. [...]