Uno dei gruppi su cui riponevo le maggiori aspettative sono proprio i norvegesi Sarath, giunti finalmente con questo "Siste Indre" al loro primo full lenght. Definizione opinabile visto che l'album è composto solamente da quattro pezzi per un minutaggio totale di circa 32 minuti. Ritengo che, dopo 5 anni dal precedente ottimo ep "Husk, Du Skal Do", si potesse anche cercare di essere un minimo più "prolifici", ma tant'è, quello che mi ritrovo davanti è un digipack di mezz'ora rilasciato dalla Terratur Possession e dalla Apocalyptic Empire Records (Blut & Eisen per il formato vinilico). Problemi non ce ne sono ,l'importante si tratti di una trentina di minuti di "qualità" e tutti i dubbi si dissolvono subito. O sbaglio?
Ma.. questi famosi dubbi non si dissolvono.. Il problema nasce quando, dopo diversi ascolti, ancora si insiste e si persevera alla vana ricerca di quel riff, quei momenti ma anche quel singolo "momento" che possa far accapponare la pelle lasciandoci a bocca aperta... facendoci dire "ecco, finalmente!"... invece tutto questo non accade, non c'è quel "Momento" con la M maiuscola, non c'è nulla da fare! I quattro brani presenti sono carini, sono anche tosti ed intensi, un miscuglio tra Selvhat e Black Majesty (quelli norvegesi ovviamente) ma meno depressivi e catalizzatori dei primi e meno "ritualistici" dei secondi. Cerco di spiegarmi meglio, i Selvhat (recensito qui) nell'ultimo album hanno "tirato fuori" riffs impressionanti, logorando l'ascoltatore col loro suono ossessivo e cupo, i Black Majesty con l'EP "Seventh King Of Edom" (anche questo recensito qui su Covenant) ci hanno riportato alla mente riti arcani ed oscuri "impastati" di black metal primordiale... i Sarath invece restano un pò nel limbo. Restano a metà compiendo un'opera..incompiuta, concedetemi il gioco di parole. Attenzione mi piace il gruppo in questione ed anche questo nuovo "Siste Indre", come già accennato, non è affatto male, solo mi attendevo di più, maggior personalità e variazione nei brani che risultano un pochino "stantii" e non sempre di qualità sopraffina. Non è peccato la "prolessità", tanto più perchè credo che la scelta sia voluta, ma allora devi convincere nei riffs che proponi, non ci sono attenuanti, devi "incatenare" e massacrare l'ascoltatore. Invece i brani stentano e faticano a "decollare" sia come bellezza che come ritmo, nonostante a volte sia palese l'esalazione malsana che i brani dei Sarath "potrebbero" dare, basta ascoltare l'opener "Mellom Livshunger Og Dødsangst" o la successiva "Saa Kom Kvaelden" per farsi un'idea delle potenzialità del gruppo norvegese. La forse eccessiva "criticità" verso questo nuovo album mi è data proprio da queste sensazioni che mi hanno lasciato un pò l'amaro in bocca soprattutto perchè, lo ribadisco, siamo di fronte ad un gruppo che seriamente potrebbe "spaccare" di brutto rispetto ad altre bands in circolazione. Le release passate obiettivamente mi sono parse altra cosa, più classiche forse, ma senza dubbio più trascinanti di "Siste Indre".
In conclusione vi consiglio ugualmente l'acquisto di "Siste Indre" ci mancherebbe, è comunque un lavoro di qualità e attualmente non è poco, il mio è solamente uno sfogo per il rimpianto di aver goduto poco rispetto alle aspettative che nutrivo verso il gruppo norvegese. Mi auguro anche di non dover aspettare un altro lustro prima di rivedere i Sarath sulle scene...
Altro piccolo appunto per la confezione del digipack di questo "Siste Indre" perchè posso capire l'essere scarni ed essenziali, ma qui veramente la "povertà" regna sovrana, per la gioia di tutti i "minimalisti", insomma talvolta anche l'occhio vuole (vorrebbe) la sua parte. Spero migliore la versione vinilica che, come già detto, è curata dalla WTC / Blut & Eisen.
autore: Horn