Col senno di poi, è tutto più facile. E' più facile giudicare questo lavoro dei 1349, da molti attesto con impazienza dopo essere stati martoriati da un album devastante come il precedente "Hellfire". Probabilmente, anzi direi sicuramente, tutti i seguaci più accaniti del combo norvegese (come il sottoscritto del resto) sono rimasti spiazzati, per non dire qualcosa di più, da questo "Revelantions Of The Black Flame", un lavoro che si può definire oscuro, morboso e cupo, ma stilisticamente agli antipodi da tutto quanto creato dai 1349 fino a questo momento.
Dopo vari ascolti ho inquadrato questo album come un modo per concludere un contratto discografico che va stretto alla band, un escamotage per scappare via da obblighi contrattuali senza regalare alla suddetta casa discografica un lavoro di un certo spessore. Col famoso senno di poi, l'aver letto dopo qualche mese la firma da parte della band di un contratto con una nuova label, e l'uscita di un album dopo nemmeno un anno da questo, ho capito che questa mia idea era giusta. Ed in una situazione che non si può definire proprio il massimo, c'è da dire almeno che i 1349 piuttosto che risolvere la questione con una compilation o un live, se ne è uscita con un album dannatamente sperimentale che potrà dare molto di più a livello di qualità e quantità. Certo, i fans più accaniti e coerenti troveranno difficoltà ad accettare questo cd, ma con un minimo sforzo credo sia giusto dare una chance ad un lavoro che, se ascoltato e vissuto in maniera distaccata dal resto del percorso musicale della band, merita più di un elogio.
In "Revelations Of The Black Flame" la furia cieca targata 1349 non è di casa, il sound che ha reso celebre e marchiato a morte la band viene sostituito da una sorta di ambient\doom\drone metal spiazzante, da rimanere allibiti per i primi 3\4 ascolti. Una volta assimilato il cambiamento estremo ed essersi resi conto che c'è proprio il loro logo sulla cover e le loro foto nel booklet, è giusto giudicare il lavoro per quello che è. E devo ammettere che dopo tantissimi ascolti, dopo aver accantonato il disco per qualche tempo ed esserci tornato sopra con la mente che quasi non ricordava nulla di quanto in esso contenuto, devo dire di aver trovato più di un momento positivo tra le 9 canzoni presenti. Chi vuole solo il black metal tirato di Frost e soci credo continuerà a odiare il disco, e chi magari mangia pane e ambient anche a colazione giudicherà il lavoro in un "nulla di fatto". Ma chi vive la musica senza dover per forza essere un dottore specializzato in questo e quell'altro stile, converrà con me che nonostante tutto i 1349 sono riusciti a dipingere affreschi infernali che non sono così distanti da quanto fatto prima. L'opener "Invocation" sembra un intro, condito da urla di dolore strazianti e rumori di sottofondo oscuri, ma poi dopo 5 minuti irrompe una chitarra quasi slayeriana e poi si trasforma in una sorta di invocazione doom. "Serpentine Sibilance" è nettamente più pesante come song, chitarre più presenti e batteria che picchia, ma sempre rimanendo su ritmi lenti ed ossessivi. L'andamento generico, anche per via del lavoro chitarristico, ricorda "Blessed From Below" dei Satyricon se vogliamo, ma verso la fine ha un lampo di furia che lo fa esplodere in una stilettata violenta e potente.
Si viene però subito catapultati nei meandri di "Horns", dark ambient semplice e diretto che dipinge immagini di cunicoli sotterranei illuminati esclusivamente dalla luce delle fiamme infernali. La band si diverte a farci sobbalzare con "Maggot Fetus...Teeth Like Thorns", pezzo basato su un blast tipicamente frostiano ma caratterizzato da un riff di chitarra ipnotico e ripetitivo che da un senso di oppressione al tutto, supportato dalle vocals di Ravn, dall'incedere quasi dittatoriale. L'altalena musicale continua con "Misanthropy", basato sul pianoforte per poi lasciare spazio a delle chitarre in lontananza e tastiere di contorno per un effetto al limite del drone\doom. Si rimane circondati da atmosfere morbose con "Uncreation", una sorta di black\doom con un basso in bella presenza a fare da contraltare al riff principale creato da un arpeggio di chitarra distorto. Frost si sofferma su ritmi lenti ma pesta di brutto ed aiuta a rendere il pezzo molto oppressivo. Il finale più veloce con tanto di assolo slayeriano spezza la leggera monotonia che si può talvolta creare costruendo un pezzo in questa maniera.
In un impeto di delirio personale ho creato l'equazione "Revelations Of The Black Flame" sta ai 1349 come "Monotheist" sta ai Celtic Frost. Bene o male il salto stilistico intrapreso è simile, così come il tipo di atmosfere: opprimenti, morbose, pesanti. Certo, quello degli svizzeri è sicuramente un capolavoro di album e neanche lontanamente accostabile a quello dei norvegesi, ma credo che volendo il parallelo ci può stare. Non è quindi un caso se proprio Tom Warrior ha collaborato in maniera attiva (suonando chitarra e basso) nella cover dei Pink Floyd "Set The Controls For The Heart Of The Sun", praticamente irriconoscibile e resa un trip acido e malato. Con "Solitude" si torna in territori ambient, e devo ammettere che il titolo è azzeccato per il tipo di atmosfera che si respira nel pezzo dove, paradossalmente, dei piccoli inserti di chitarra pulita sono molto più pinkfloydiani della cover stessa. La chiusura è affidata ad un altro pezzo molto doom, "At The Gate...", che puzza di morte a un km di distanza.
Da notar come il ruolo di Ravn in questo disco sia stato ben più impegnativo rispetto a quello del semplice vocalist: addetto ai sample, contrabbasso, chitarra, batteria, missaggio e produzione, coadiuvato in queste ultime fasi da Tom Warrior, sicuramente a suo agio tra queste sonorità mortifere. Tutte queste note aiutano a delineare i connotati di un disco sperimentale, interlocutorio, sfacciatamente usato per non regalare alla Candlelight il vero successore di "Hellfire", quel "Demonoir" che sin dalle prime note ha riportato la band a viaggiare sui binari del fuoco estremo. Non sarò io a tentare di convincere la gente a cercare il lato positivo di questo disco, dato che anche il sottoscritto non credo che piazzera questo cd nel lettore con chissà quale frequenza, ma visto che considero la band una delle migliori in circolazione attualmente, credo si meritino uno sforzo da parte di tutti. A riportare le cose sui binari giusti ci pensa l'edizione limitata, che vede la presenza di un bonus cd live contenente la registrazione di una data del tour di "Hellfire", tenutasi in Svezia davanti, stando alle note interne, a soli 20 spettatori. Dategli un ascolto e ditemi se Ravn e soci non sono dei grandi...
autore: Destroyer