E' imbarazzante recensire uno degli album più belli di sempre, nonchè mio preferito in assoluto. E' sconcertante la facilità con cui gli Ulver compongano un capolavoro dopo l'altro. Un capolavoro in ogni genere che sfiorano. Garm e soci avevano capito tutto già da un pezzo. Avevano capito tutto già due anni prima almeno, 1994, anno d'uscita di "Bergtatt".
Così, con "Nattens Madrigal" decisero di completare la loro trilogia, con un'esplosione mai prima udita, componendo l'inno del lupo, omaggiando tutto alla madre notte.
Troppo elitari per mischiarsi in circoli viziosi quali l'inner, e devoti prima di tutto alla musica che non ai crimini come quasi tutti i pionieri del genere, consacrarono un album alla storia, trascrivendo nel libro nero la firma più bella. Un tentativo ricercato, uno solo, per dimostrare d'essere i migliori anche Qui.
Cosa ha "Nattens Madrigal" per il sottoscritto in più degli altri capolavori del genere? Tanto. "Nattens Madrigal" è l'essenza del genere, un sogno che tutti i gruppi bramano.
Partiamo dalla registrazione, tralasciando le leggende silvestri, ottimamente sporca che esalta le chitarre, madri di riffs tra i più belli mai uditi. In quasi venti anni di vita del genere, posso azzardare che nelle migliaia di album composti, gli Ulver sono tra i pochissimi che hanno saputo esaltare l'utilizzo di due chitarre, infondendo un muro sonoro taglientissimo alle proprie canzoni, restando velocissime durante la durata di tutto l'album senza mai sbavare ed esibendosi in assoli poco consoni al genere,senza pretese di leziosità ma mirando a perfezionare ed esaltare le canzoni.
A rendere il tutto brutale, si aggiunge la batteria, demolitrice seppur in secondo piano. Il doppio pedale viaggia a ritmi quasi insostenibili, restando in agguato, come artigli lupini, pronto ad aggredire; anche in questo caso una nota di merito va alla produzione, che riesce a far si che una batteria che procede con ritmi frenetici non oscuri il resto degli strumenti. Infine, che dire di Garm e della sua voce? Qua non tocca i picchi raggiunti da altre parti, ma riesce ad emozionare ed essere lancinante come non mai.Nel primo capitolo della trilogia già si denotava uno scream feroce, che qui trova libero sfogo, raggiungendo un'esasperazione totale. Urla rabbiose, sofferte e predatrici.
Accurato in ogni suo minimo particolare, con dei testi scritti in danese antico che trattano del passaggio di uomo a bestia e di licantropia, in quest'album è impossibile trovare alcun neo.
Sentire "Nattens Madrigal" è come immergersi in una foresta selvaggia, subire la sua aggressività, farsi conquistare dai suoi suoni e restare intrappolati nel suo battito -vi dice qualcosa la pausa tra una canzone e l'altra?-
Ulver è sinonimo di originalità, e dopo aver inventato un sottogenere, marchiano indelebilmente anche il black.
Capolavoro Supremo.
autore: Hellequin