Avessi il numero di telefono di Draug, il gesto più istintivo che mi verrebbe dopo aver tentato di ascoltare questo "Förlorad" per intero, sarebbe quello di impugnare nervosamente il cellulare per mandargli un sms con scritto: “Dobbiamo parlare. Subito”. Vi ricordate “Vanära, Vanmakt och Avsmak”, oppure la riedizione di “Våran Tid är Förbi” in formato CD? Avete ascoltato il recente EP “Namnlös och bortglömd”? Dimenticateli, visto che il primo ad averli messi in soffitta è proprio il mastermind degli svedesi Svart.
Parlare di delusione credo sia riduttivo, infatti preferisco termini come “fastidio dilagante”, e “insofferenza crescente” per descrivere la via crucis che al meglio rappresenta la fatica che ho fatto per finire due-volte-due questo noiosissimo terzetto di tracce chilometriche, che l'autore ha messo in circolazione per l'incauta Frostscald Records.
"Förlorad" in sostanza è ripetitivo, stantio, annacquato.
Non è un problema legato al non trovare più del vero black metal in esso. Nessuna diatriba su che cosa voglia essere un mattone tale tra black, doom, ambient o altro. E' solo colpa della noia crescente che toglie significato a quel che di buono potrebbe dare l'album. In altre parole, "Förlorad" è bocciato su grande parte della linea, senza mettere in croce il discutibile suono di batteria “cartonato” e sgonfio che può avere un suo senso nell'economia di determinate atmosfere. Parlo essenzialmente di composizioni con il potere di addormentare l'ascoltatore iniettandogli a tradimento una dose di bromuro iniziale per quattordici minuti, a posteriori scarsamente significativi quanto un'intro stirata all'infinito, per poi picchiarlo sadicamente ai reni utilizzando venti bastonate cadenzate da riff rallentati, malinconici, e vocals penose tra il growl cavernoso e uno scream sporcato malamente, assassinandolo finalmente con la pachidermica terza traccia, anch'essa vocalmente rivedibile. A casa mia questo modo di fare si chiama “violenza non necessaria”, in grado di peggiorare con l'avanzare dei minuti affossando i momenti più riusciti presenti un pò in tutte le tracce, ed in particolar modo il lento e solitario scivolare di lacrime che idealmente scorrono lungo tutta l'opera, in balia di un (s)piacevole senso di abbandono con il difetto, purtroppo, di non decollare mai davvero.
Ad essere sincero devo ringraziare in parte l'artwork, decisamente bello per il soggetto scelto e la realizzazione, che spesso ha salvato i mie nervi riuscendo a dare una rappresentazione ed un motivo alle sensazioni che la musica pareva voler trasmettere con questo brodo diluito all'inverosimile. Credetemi, mentre osservate la copertina: ascoltando "Förlorad" finirete come gattini spelacchiati, infreddoliti, soli ed emaciati, seduti a gambe raccolte sul pavimento di quella specie di doccia. Chiamerete anche la mamma, malgrado siate adulti, sperando vi porti a casa. In alternativa, sarà scelta più saggia fare in modo di fingere di non sapere dell'uscita di questo buco nell'acqua, acquistando dell'altro. Il mare del black metal è tanto nero, quanto vasto.
autore: Zorn