“Nell'attesa che si compia la beata speranza...”, che per lo scrivente significa ascoltare il nuovo full lenght dei miei corregionali ARS GOETIA (leggi qui la recensione di “Anachoreta”), l'occasione per conoscerne il cammino musicale attuale porta il titolo “Ancient Sorceries and Old Relics", split album di poco meno di mezz'ora con gli svedesi OLD BONES... o Mordgrim?
Il “nuovo” duo svedese, infatti, non è altro che l'edizione attuale di quella band (già Burning Legion) autrice nel 2007 di un platter strettamente “only for fans” intitolato “Flesh And The Devil”, che viaggiava tra il black metal svedese diciamo “alla Craft” (con il dovuto rispetto), e radici ancor più old fashon e chiaro rimando ai vagiti del genere. Oggi Martin e Joachim si ripuliscono definitivamente dal facepainting per indossare finalmente il chiodo che meglio calza sulle loro spalle, dando sfogo fino in fondo ad un atteggiamento sfacciatamente amante delle sonorità di Hellhammer, Celtic Frost oppure Bathory. Il risultato sono tre brani validi, ben registrati, scritti da musicisti conoscitori del genere com'era al tempo dei Mordrgim, basati su ritmiche medie ed un sound tutto sommato convincente per il filone. Anche se non menzionata nella track list, il segreto di pulcinella di questo split è la loro cover (come ghost track n. 4) di "Warsystem", scritta da tali Shitlickers di cui mi perdonerete se ne ignoravo del tutto l'esistenza. Gli Old Bones pare definiscano il loro stile “sluggish black metal" (mah...), io invece mi soffermo più naturalmente sul fatto che anche in questo caso, come per altre band accomunabili a loro, mi è impossibile non sentire la mancanza di quel “qualcosa” a rendere la loro porzione di split più che un ascolto piacevolmente distratto e indolore. In sostanza, vuoi per i miei gusti musicali, o per la pulizia d'esecuzione che toglie un paio di strati di ignoranza ai pezzi, al momento i loro brani in “Ancient Sorceries and Old Relics" non mi invogliano ad approfondire il proseguo della loro carriera.
Diverso è invece l'approccio puramente personale verso il trittico Ars Goetia che conferma fortunatamente il percorso avviato da “Anachoreta”. Stile nordico, suoni freddi e decisamente underground. Songwriting classicissimo, vocals pure, e con una buona varietà interpretativa priva di colpi di testa. Atmosfere crude, secche e chitarre “seghettate”, underground, come è giusto che sia per la loro musica. Non ho problemi ad ammettere di preferire questo genere di black metal per partito preso, in quanto gli anni '90 norvegesi rimangono sempre lì sul gradino più alto del mio podio musicale. Anche dopo “Flauros (First Spell)", "Virgin Prostitute" e "The Key Of Joy" (la migliore in assoluto, con un piacevole flavour ancestrale) l'impressione sugli Ars Goetia rimane sempre la stessa: a questi padovani non interessa un cazzo d'andare oltre chissà che barriere, almeno ascoltandoli finora. Per cui, fino a prova contraria, questo resterà il loro stile e la differenza potrà farla una produzione più azzeccata, che spero non porti mai a perdere questo approccio sonoro così semplice, diretto e bello da ascoltare, o un lavoro sempre più maturo in fase di stesura dei pezzi.
Usando un'immagine calcistica (lo so, è una banalità, ma ci sono i mondiali in Sudafrica), direi che questa sfida Italia Vs. Svezia si conclude sull'uno a zero per noi, anche se entrambre le band hanno di che lavorare per cercare di uscire maggiormente allo scoperto. Al momento attuale restano principalmente votate ad un range di pochi affezionati, il che non è da considerarsi un male a priori, però se gli Ars Goetia un giorno...
autore: Zorn