Lo dico dall’inizio: i Tumulus Anmatus hanno fatto un gran balzo in avanti. I tre anni di silenzio dal demo di debutto è stato un toccasana per il gruppo che ha acquistato personalità livellando quei pochi elementi un pò acerbi che costellano quasi sempre i primi lavori ma che i nostri sono riusciti ad eliminare già al primo appuntamento con un full length. A scommettere su "Ave Casus Mundi" è stata l'etichetta tedesca Art Of Propaganda con un formato cd limitato a 666 copie
In quest'album troverete un condensato di energia, rabbia e violenza pronto ad esplodere in qualunque momento. Produzione polverosa ma ben bilanciata, con il basso che torna protagonista (cosa che capita di rado a questo strumento troppo spesso quasi inesistente) come nella plumbea ed inquietante intro.
I testi in italiano si seguono facilmente nonostante non siano presenti nel booklet grazie all'interpretazione magistrale di Tumulash con uno screaming ruvido e "profondo" che scandisce perfettamente le parole. Si parte in quarta con l'irruenza di "Umbræ Ante Solem", un grido di battaglia in cui è evidente la matrice marziale ed incalzante che funge da struttura portante in quasi tutti i brani. Chitarre dense e pungenti dall'impatto granitico pronte ad un assalto senza tregua: i loro fendenti si fanno ossessivi in "Ave Casus Mundi" da annoverare tra i migliori episodi del disco. La titletrack non regala un attimo di respiro grazie anche ad un'atmosfera bellica e concitata che mantiene la tensione ai massimi livelli anche nei mid tempos in cui sfocia in una marcia inarrestabile e angosciante. "Voci Dal Profondo" è una scheggia impazzita, fulminea e ferale nella sua travolgente cavalcata sostenuta dallo screaming furente di Tumulash e con un finale dal sapore Thrash che conclude degnamente questo brutale episodio.
Un arpeggio malinconico apre "Post Mortem", pezzo in cui le movenze rabbiose e scattanti che avevano caratterizzato le altre tracce assumono una forma meno cruda, senza però perdere la carica di pathos e di aggressività che si respira per tutto il lavoro. Strutture elaborate e riffs tetri che disegnano trame sinistre e dal mood fosco e alquanto abili nel creare un feeling teso e concitato nonostante un drumming più cadenzato. “Ecce Homo” chiude degnamente il lavoro grazie a dinamiche spasmodiche arricchite dagli ispirati assoli di chitarra e ad improvvisi rallentamenti dalla forte vena epica e battagliera.
Come già detto ad inizio recensione, “Ave Casus Mundi” è un disco che mi ha convinto sin dai primi ascolti grazie a quella particolare commistione di ferocia e impeto mantenuta per tutta la tracklist che regala una proposta accattivante e personale. Un album che ha quella giusta dose di carattere per emergere tra le tante “uscite-clone” che affollano il panorama Black metal.
autore: Nivehlein