
SVARTTHRON
"Kraujo Estetika"
Inferna Profundus Records (2010)
TRACKLIST
01. Lopšinė Kraujuosna. Pradžia
02. Finalinė apvaizda. Apsižiok
03. Modernaus pragmatizmo vizija. Išpirka
04. Sparnuotoji Dozė. Laukimas
05. Kančia. Žinojimas
06. Kraujo Estetika. Supratimas
07. Svetimūjų Skerdykla. Pergalė
08. Šuniškas Altorius. Triumfas
DURATA
40:30
min.
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I lituani Svartthron, la cui mente risponde al nickname di Tomhet, il quale si occupa di tutti gli strumenti ad eccezione della batteria e di alcune session vocals, risulta una delle più attive degli ultimi tempi. Con cinque full lenght in cinque anni di attività di certo non si può dire che se ne stiano con le mani in mano.
"Kraujo Estetika" è il loro ultimo lavoro, il quale da un lato è un album abbastanza piacevole da ascoltare, ma dall'altro spiazza decisamente l'ascoltatore perchè non riesce a trasmettere una propria identità. Ogni canzone presa singolarmente non è male, anche se alcune sono sinceramente trascurabili, ma è il complesso che risulta confuso e abbastanza avventato. Si passa da tracce abbastanza sperimentali ad alcune di stampo quasi depressive, a ricordare il loro primo lavoro "Soundtrack To Your Solitude", passando per qualcosa che talvolta sfiora il Black 'N Roll. Troppi elementi non hanno mai fatto bene a questo genere di musica, ed è per questo che nonostante diverse traccie abbiano degli spunti molto interessanti ed altre siano davvero belle se prese singolarmente e decontestualizzate, non si può produrre un album black metal senza una minima strada da percorrere, senza un concept, senza alcun motivo apparente. Insomma la band lituana ha voluto mescolare un pò le carte per cercare una qualche originalità di cui non sono padroni, e sono caduti in un errore che non dovevano commettere, quello di pubblicare un lavoro del tutto precario, che può risultare piacevole sul momento, ma nemmeno poi tanto, ma che alla fine porta l'ascoltatore ad un giudizio naturalmente figlio di quella che è un'accozzaglia di suoni diversi e non coesi tra loro. La differenza tra una traccia e l'altra nel giro di pochi minuti è troppa per essere mascherata, e questo sicuramente è il punto debole di un album che andava meglio costruito dalle sue fondamenta.
autore: Morbid
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