"Blood On Ice" arrivò sul mercato nell'ormai lontano 1996, quando il nome Bathory era in piena decadenza, scalzato dalle nuove e rampanti leve del black metal scandinavo. La sterzata death poco riuscita di "Requiem" e "Octagon", oltre che al disco solista pop rock di Quorthon, non hanno di certo aiutato a rivalutare la band, anzi semmai tutto il contrario. Poche persone si aspettavano di ritrovare con questo "Blood On Ice", un'opera in grado di rivaleggiare ad armi pari con i seminali dischi viking del passato, "Hammerheart" su tutti. Eppure, nonostante tutto, Quorthon ci riuscì, andando a ripescare del vecchio materiale risalente al periodo post "Blood Fire Death", e ritornando a livello di liriche sui temi tanto cari della mitologia Scandinava. Per chi volesse saperne di più sul processo di composizione e registrazione del disco, Quorthon dedica all'argomento ben sei pagine del booklet del disco, andando in dettaglio su tutto l'iter affrontato dall'artista svedese per arrivare al prodotto finale presente su "Blood On Ice".
Quello che differisce "Blood On Ice" dai precedent dischi di impostazione viking, è la minore pomposità date alle composizioni, mostrando invece un lato heavy & speed figlio dei migliori Manowar d'annata. Ecco quindi venire ridotta la durata dei singoli brani, ad eccezione della conclusiva "The Revenge Of The Blood On Ice", mentre un grande lavoro viene fatto sulle melodie, semplici ma maledettamente convincenti. C'è spazio anche per delle tracce acustiche come "Man Of Iron", che turberà i sonni dei neo-vichinghi degli anni duemila, ed il delicato intermezzo di "The Ravens".
Insomma, un disco che infila un capolavoro uno dietro l'altro, sebbene per il sottoscritto la traccia migliore sia la malinconica "The Woodwoman". Pur risultando meno innovativo di un "Hammerheart" o di "Twilight Of The Gods", "Blood On Ice" costruisce la sua riuscita artistica sulla semplicità, portando anche in dote una prestazione straconvincente di Quorthon come vocalist. Non era un Eric Adams, eppure la sua voce tremante, al limite della stonatura, era in grado di centrare in pieno le atmosfere epiche dei singoli pezzi. Ritornando al disco, probabilmente "Blood On Ice" risulterà veramente l'ultimo vero capolavoro del Maestro, dal momento che già dal successivo "Destroyer Of The Worlds", Quorthon cercherà di mettere in linea il proprio sound con i trend dell'epoca, mentre i finali "Nordland", pur portando in dote qualche brrano interessante, poco aggiungono al glorioso periodo di viking della band.
"I'm but a man. Mortal, a man.
And I'll need all the help that I can get.
So I give my heart to the woman of the dark
With or without it...my life is not over yet"
autore: KarmaKosmiK