Dopo tre anni dall’esordio, esce finalmente il nuovo disco di questo particolarissimo artista israeliano: un nuovo concentrato di odio manifestato attraverso una proposta musicale ambigua, difficile, introspettiva e allucinante. Se con il primo disco venivamo travolti da un monolite nero, quasi indecifrabile nella sua cupa ossessività -ma ancora legato ai canoni Black Metal-, in questo nuovo lavoro abbiamo un’ulteriore evoluzione che pone questo secondo disco come un ideale nuovo punto di partenza. Le atmosfere sono rimaste quelle imperscrutabili e malate dell’esordio ma filtrate attraverso un approccio musicale che ha sì radici nel Black Metal -soprattutto in determinati pezzi- ma che apre a nuove soluzioni, nuove sonorità e si vuole slegare del tutto da schemi precostiuiti.
Si parte con un primo bellissimo brano (efficacissimi ad esempio i rintocchi conclusivi di campana) che fa da ideale filo conduttore con le sonorità dell’esordio, grazie a un Black Metal viscerale, ruvido, penalizzato solo dalla non perfetta resa di alcuni strumenti, batteria su tutti. Con il procedere del disco si comincia a capire come questo progetto sia ad ampio respiro e si ponga come molto più che un semplice disco Black Metal: poche ma efficacissime note di pianoforte, basso e synth per la seconda traccia; una semplice chitarra acustica che accompagna il canto distorto per il terzo brano. Letteralmente da pelle d’oca, grazie alle melodie accennate, velate, ricche di emozioni, primordiali e intense.
Si riparte con un quarto ferocissimo brano, dove, dopo una prima parte a tutta velocità, abbiamo un bel rallentamento centrale che sfocia in un finale di soli arpeggi impreziositi da una prova vocale veramente morbosa.
Il finale è sempre più allucinato e qui l’aspetto più propriamente psichedelico della musica di Animus prende maggiormente corpo. La penultima traccia è un lungo incubo Dark Ambient in cui compare a tratti un terrificante, gelido sussurro. Con l’ultimo devastante brano -purtroppo in parte penalizzato dai brutti suoni di batteria e da un mixing da rivedere- si ha un punto di non ritorno: sound minimale, ripetitivo, asfissiante e una parte vocale che è un lungo lamento di dolore assolutamente da brividi. Nel finale fa capolino un arpeggio di chitarra come a segnalare che l'incubo è finito. Solo fino al prossimo ascolto, naturalmente.
Come avrete capito, il disco è molto difficile e sicuramente incontrerà ammiratori come detrattori. Stiamo parlando di un opera nera come poche e che richiede predisposizione e passione: siamo lontani da quasi tutte le ramificazioni prese dal Black Metal e comunemente note al pubblico. L’approccio psichedelico, anticonformista e intransigente di Animus assume in questo nuovo lavoro nuove forme ancora più cacofoniche e chiuse su se stesse. Da amare o odiare, a voi la scelta.
"Animus is a mirror. It does not claim to have answers, it only forms more questions.
One might wonder, "What is the point of this?" The Reply would be simple-none. This is a salutation to the abstract and its consequences."
A.
autore: IntoTheBlack
CREW'S TOMBSTONES
Zorn
[...] Da amare o odiare... e io amo, pure molto! Sinceramente “Hallucinations” mi ha stupito, spiazzato e conquistato. L'esordio è altra pasta, ma questo non ha per forza accezioni negative. Sono due dischi diversi. Sicuramente Animus non scrive musica banale, e c'è del personale in quel che compone. Gli spunti in calce ai suoi booklet ne sono una delle varie conferme. [...]