BATHORY
"Destroyer of Worlds"
Black Mark Production (2001)

TRACKLIST
01. Lake Of Fire
02. Destroyer Of Worlds
03. Ode
04. Bleeding
05. Pestilence
06. 109
07. Death From Above
08. Krom
09. Liberty & Justice
10. Kill Kill Kill
11. Sudden Death
12. White Bones
13. Day of Wrath

DURATA
65:59 min.

 

Sinceramente non so cosa passava per la testa a Quorthon quando ha composto e registrato questo album. Chissà che cosa stava vivendo, di certo non doveva essere proprio lucidissimo, visto il risultato finale di questo "Destroyer Of Worlds", decimo disco per la magica creatura svedese. Dopo che "Requiem" e "Octagon" avevano colpito come un masso in caduta libera tutti i sostenitori del vichingo per eccellenza per via di quel repentino cambio di stile, "Blood On Ice" aveva placato la tempesta grazie ad un ritorno verso lidi più familiari: in molti attendevano quindi questo album con una certa tranquillità, ma mai sicurezza fu più azzardata.

E' probabile che questo lavoro abbia generato pareri ancor più discordanti, visto il suo contenuto: un album di una eterogeneità quasi estrema, che vede il musicista svedese impegnato nel partorire una serie di canzoni capaci di prendere a piene mani dalle varie epoche stilistiche che hanno segnato l'intera discografia Bathory. Tanto pelo sullo stomaco è quello che si richiede per l'ascolto, visto che con estrema efferratezza vi saranno proposti pezzi in pieno stile epico vichingo che hanno innalzato il progetto a leader maximum, così come velenose sferragliate death\thrash a tratti fuori di senno. Una sorta di best-of di inediti se vogliamo, visto questa alternanza continua tra i pezzi, 13, registrati per l'occasione in maniera decisamente diretta, scarna, quasi demo se vogliamo, con i livelli dei vari strumenti che spesso cambiano da pezzo a pezzo.

Nel bene e nel male, Quorthon riesce sempre a stupire, e la sua noncuranza degli aspetti tipici di una release musicale forse contribuiscono a donare ad alcuni pezzi quella scintilla che solo i grandi compositori possiedono. In pieno delirio venomistico, grazie anche ad un basso sporco e indecente, molto in primo piano, tipico di Cronos, ecco che come se nulla fosse veniamo presi a bordate dal death\thrash rozzo e cafone di pezzi come "Bleeding" e "109", oppure da "Krom", dove il puzzo di Motorhead è quasi insostenibile, "Kill Kill Kill" che pare una cover ingrezzita di "Rapture" dei Morbid Angel, finendo alle reminiscenze sepulturiane di "Roots" in "Death From Above", "Sudden Death" (dove fanno la loro comparsa dei piccoli inserti di tastiere stralunate) e "White Bones". Quest'ultima, dopo aver rasentato la cover dei brasiliani per qualche minuto, improvvisamente si ferma e lascia spazio ad un break pulito con assolo di chitarra che racchiude in una quarantina di secondi Gilmour, Hendrix e Iron Maiden, salvo poi chiudere in pieno stile epico come i bei vecchi tempi, con tanto di citazione che i veri seguaci non mancheranno di cogliere. "Liberty & Justice" è quasi doom, mentre "Pestilence" parte grezza e infame ma poi per metà tornano i Bathory del periodo "Hammerheart", il tutto suonato con un piglio lo-fi e grezzo tipico dei primi vagiti della creatura svedese. L'avvolgente abbraccio epico di Qhorthon viene invece eseguito da pezzi come "Day Of Wrath" (il Dies Irae riarrangiato in chiave Bathory), l'opener "Lake Of Fire", pezzo superiore che potrebbe essere tratto da uno qualunque degli album usciti tra il '98 e il '91, è una spanna superiore alla titletrack, imbastardita da un basso sporchissimo e dal volume decisamente alto, come la voce di Quorthon, che nel pezzo precedente era invece più in secondo piano. Non poteva mancare un capolavoro, che risponde al nome di "Ode", per il sottoscritto il momento più alto di tutto il disco e canzone che di diritto siede accanto alle migliori mai scritte dal buon Tomas: un'ode all'inner self di ognuno di noi, scevro da collegamenti a qualunque tipo di divinità, solo un uomo e la sua vità. Momenti di puro splendore musicale, lirico e atmosferico, in una parola: eterno.

Spesso si dice di possedere certi album giusto per completezza, perchè piace avere la discografia completa di un artista a noi caro, anche se ha rilasciato alcuni episodi di spessore minore rispetto agli standard che lo hanno reso importante nella nostra vita. In molti potrebbero dire la stessa cosa di questo "Destroyer Of Worlds", un disco per fare numero, per avere tutto della band. Io la vedo diversamente: un disco che di certo ha dei cali di tensione e di qualità non indifferenti, ma che merita rispetto e dedizione per alcune perle in esso contenute.

autore: Ceska Zurivost