BATHORY
"Requiem"
Black Mark Production (1994)

TRACKLIST
01. Requiem
02. Crosstitution
03. Necroticus
04. War Machine
05. Blood And Soil
06. Pax Vobiscum
07. Suffocate
08. Distinguish To Kill
09. Apocalypse

DURATA
33:25 min.

 

Non credo ci sia molto da dire su questo lavoro. Lasciando tutti di stucco come già fece anni prima passando dalla prima alle seconda fase, nel 1994 Quorthon da vita alla terza fase Bathory, quella forse meno positiva a livello qualitativo e sicuramente quella meno accettata e benvoluta dai suoi seguaci. Pur discernendo il discorso prettamente emozionale da quello razionale, e accettando con fatica questo clamoroso salto di stile scelto dal musicista scandinavo per questo lavoro, non si può girare intorno al problema principale, ovvero la scarsa qualità e il minimo interesse che caratterizzano "Requiem".

Un concept sulla morte grezzo, bastardo, cafone a livelli quasi estremi, ma composto da canzoni che non lasciano il segno, che non stupiscono, anzi a dirla tutta alla lunga annoiano e risultano quasi noiose. Mi inchinerò per sempre davanti a Quorthon per il suo stile di vita, così coerente tale da portarlo a fare quello che vuole con la sua creatura musicale, tale appunto da infischiarsene di qualunque logica e registrare e pubblicare un disco di questa portata, che probabilmente solo un personaggio fuori dal comune poteva concepire. Produzione scarna, esecuzione raw e molto in linea con i primi lavori della band, e tanto pseudo thrash di infimo livello, caratterizzato da un basso in primo piano a dettare legge, e vocals sforzatissime al limite della sopportazione. Questo è "Requiem", mostro melmoso posseduto da tanti più per completezza che per altro, questo perchè che si chiami "Necroticus" o "War Machine", oppure "Apocalypse" o "Blood And Soil", la differenza non è tanta. Assalto thrash con poca anima, riff praticamente quasi tutti uguali e mai capaci di far iniziare il movimento della testa (fondamentale per un disco thrash): l'unico momento godibile lo riscontro in "Crosstitution", dove le ritmiche sono più trascinanti e il piglio della song è una spanna sopra rispetto al resto del disco, e volendo anche "Pax Vobiscum" può regalare qualche momento di leggiadra prepotenza, ma è veramente poca cosa nei trentatrè minuti scarsi di questo lavoro.

Prendere questo album per quello che è, credo sia la cosa migliore: lo sfogo di un musicista che ha fatto storia, dotato di quella genialità a cui talvolta è permesso uscire dal seminato senza rendersi conto che non sempre il risultato finale luccica come l'oro del passato.

autore: Ceska Zurivost