Uscito a distanza di un solo anno dal suo particolare predecessore, "Octagon" non sposta di una virgola quello che sembra ormai interessare Quorthon a livello musicale. Anche stavolta il thrash sporco e scarno che caratterizzava "Requiem" è signore incontrastato dei 10 pezzi che compongono questo lavoro, che se possibile risulta essere ancora meno buono del suo fratello maggiore.
In "Octagon" la situazione è forse maggiormente piatta, i suoni sono bilanciati leggermente meglio, il basso è più amalgamato ora, tutto sembra fatto in maniera leggermente più "professionale", e probabilmente tutto ciò ha contribuito a rendere il risultato finale quello che personalmente considere il capitolo meno interessante della discografia di Quorthon. Se in "Requiem" qualcosa si poteva salvare, qui non trovo un minimo momento di interesse, un accenno a qualcosa di anche lontanamente godibile, niente di niente, e lo dico col cuore totalmente devoto alla creatura scandinava. Continuo a rispettare il musicista svedese per questo suo fottersene totalmente di qualunque logica e proseguire per la sua strada, ma i rischi del mestiere ci sono, e fare un disco di merda può capitare a tutti, anche ai migliori. Polpettone di un piattume quasi disarmante, tanto che il suo predecessore ne esce non dico rivalutato ma con meno ossa rotte al confronto, neanche la cover dei Kiss è degna di nota.
autore: Ceska Zurivost