L'abito non fa' il monaco.
E' proprio il caso di citare questo famoso proverbio per presentare il debutto dei francesi Supplicium, visto che a guardare l'interessante copertina avevo pensato subito ad una band dedita a sonorità zozze o quantomeno catacombali. Invece, dopo una bella intro fatta di canti gregoriani ed urla di una strega messa al rogo, ecco attacare l'opener "Saltatio Mortis (Morbid Catharsis)" a fugare qualsiasi dubbio sulla proposta dei transalpini, ossia un sound swedish-oriented dai suoni pompatissimi e ritmi forsennati. Certo, un cocktail di non facile digestione per il sottoscritto, ma che però ha il pregio di richiamare quel capolavoro di "O Lavdate Dominvs" dei loro conterranei Glorior Belli.
Rispetto a qualità dei brani, devo ammettere che la band in quello suona ci sa' assolutamente fare. I riffs pur non essendo di primissima scelta, lavorano bene e spesso i Supplicium riescono anche ad azzeccare in qualche frangente un ottima melodia di base su cui adagiare il loro assalto sonoro, vedasi per esempio l'ottima "Holy Hate". Per cui tutto perfetto in questo disco? Assolutamente no direi. E qui arrivano i problemi, poichè se le singole tracce sono tutte di buon livello, ascoltare tutti e settanta minuti di fila dell'album risulta davvero un impresa. Non essendo una band depressive, o comunque un gruppo vicino ad un certo filone ambient, è davvero difficile riuscire a tenere attento l'ascoltatore per più di ora con lunghi brani sparati ed al fulmicotone. Il rischio è che tutto diventi puro marasma e noise.
Insomma, è davvero un peccato, sebbene probabilmente dovuto all'inesperienza della band, perchè la band ha dalla sua un'ottima tecnica esecutiva ed un buon gusto per il songwriting, il problema è riuscire a trovare la classica quadratura del cerchio, magari lavorando un po' sulla sintesi delle proprie idee. Per il resto, restiamo in ascolto.
autore: KarmaKosmiK