ODE
"Schimmenwoud"
Total Holocaust Records (2008)

TRACKLIST:
01. Tot de Leegte Wederkeren
02. Schimmendans
03. Hetgeen Wat Niet Had Moeten Zijn
04. Ik Verafschuw Hen
05. Door Donkere Wouden
06. Dood

DURATA
40:33 min.

 

Alle volte basta nulla per notare un disco tra i tanti. L’amo, stavolta, è rappresentato dal logo di questo solo project e da un sample. Della THR ricordavo un precedente tentativo olandese con i più che evitabili Hekel. Stavolta l'etichetta ha colto nel segno.

Si parla di depressive in tutte le salse, ed anche a me capita di affibbiare tale etichetta a qualsiasi cosa tenda a determinate sensazioni. Con gli Öde, invece, mi pare più corretto parlare finalmente di “Tristezza Black Metal”, quella che in fondo è sempre stata insista nel genere dai tempi d'oro del filone nord europeo. Nord, quindi cielo terso carico di neve, la musica di Nebel e i vocalizzi dell’ospite Haegl. Tra malinconia e...tristezza appunto.

"Schimmenwoud" potrebbe essere uno scrigno custode di bellezze: “Tot De Leegte Wederkeren”, che si stampa nella testa per il suond curato e quel pattern di batteria abbastanza semplice, ma alquanto caratteristico; “Schimmendans”, pezzo freddo, malinconico, nel quale la partenza decisa allenta gradualmente la presa, facendo crescere lentamente in primo piano le chitarre; “Hetgeen Wat Niet Had Moeten Zijn”, rallentata come il sangue gelato che scorre dolorosamente nelle vene e pare far lamentare Haegl; “Ik Verafschuw Hen” la cui seconda parte raggiunge livelli espressivi che mi hanno fatto accapponare la pelle; “Door Donkere Wouden”, tetro e lentissimo lamento immerso nei vapori gelati di un falso piano notturno innevato.

Guardato più da distante, il disco scorre facilmente nel lettore con il suo stile asciutto ed essenziale, a base di chitarre in primissimo piano, basso di contorno, vocals azzeccate e drumming semplice ed efficace. Ogni pezzo si sviluppa con freschezza, semplicità, e cura, correndo o rallentando, senza mai allontanarsi dal senso di contemplazione intima di una nevicata lenta, sferzata da qualche colpo di vento mai eccessivamente violento.

Non so se abbia ancora senso fare certi discorsi al giorno d'oggi, ma per il trasporto vissuto durante "Schimmenwoud", tra qualche anno mi piacerebbe sentirne parlare come uno di quei piccoli grandi dischi andati un po' persi nelle pieghe del loro periodo. Ma forse esagero. Intanto mi accontento che gli sia dato il tempo per esprimersi e farsi capire. Io mi lascio alla strumentale “Dood”.

autore: Zorn

CREW'S TOMBSTONES

Nivehlein
[...] "Schimmenwoud" è stato uno dei miei album preferiti dello scorso anno. Un gioiello scoperto quasi per caso ma che è riuscito e riesce ancora oggi a trasmettermi emozioni intense senza risultare irruento. La musica di Nebel nelle sue tenui sfumature evoca immagini sbiadite e lontante, pregne di una malinconia ineusaribile, esperessa con un'alone intimista e mai sfrontato [...]