Si vola in Lituania, precisamente nella capitale Vilnius per trovare questo fantastico gruppo pagan. Chi segue gli Obtest sin dai loro esordi saprà bene a cosa andrà incontro con il loro quarto full "Gyvybës Medis", nulla di meno che una conferma. Eh si, gli Obtest non sbagliano il colpo nemmeno stavolta, e anzi se fino a poco tempo fa avevano tirato in silenzio ora lo fanno con voce grossa e da protagonisti sulla Osmose Productions. Finalmente qualcuno che non appartiene al circuito di etichette che più che underground possono definirsi disperse, come le loro precedenti, mette alla ribalta un gruppo che già da qualche anno avrebbe meritato più visibilità.
Gli Obtest non riscaldano il solito minestrone pagan, ma riescono a differenziarsi con una personalità che oggi raramente si trova. Ed è proprio questa prerogativa a rendere la proposta indigesta ad un primo ascolto. Non è semplice apprezzare il gruppo di primo acchitto, la loro musica seppur lineare ha bisogno d'essere compresa e assimilata per poi circolare come fosse parte propria. A causare questo problema, se così lo si vuole definire, sono le vocals; tonalità grezze, grattate, che non sono ne scream ne growl e che mai sfociano in un cantato pulito, mantenendosi perennemente antimelodiche o semplicemente diverse da tutto ciò che si conosce. Già, perchè per il resto la musica del gruppo non ha nulla di complesso essendo debitrice ad arrangiamenti heavy che potrebbero fare anche la felicità di tante persone avverse al genere.
Battaglie, riffs scalatori, assoli, cori che riescono a mantenere un sottofondo prettamente pagan..."Gyvybës Medis" è un album dalla carica impetuosa. Provate a sentire "Sakalo Vaikai" e capirete con che trasporto si lasci ascoltare questo lavoro, oppure la conclusiva "Ákaitai" strepitoso epilogo strumentale che racchiude la melodia più bella dell'intero full.
Particolari e costanti nel tempo, gli Obtest si candidano di diritto come uno dei gruppi di punta del Baltico e del pagan in generale.
autore: Hellequin