Se l’esordio “In Eternal Coldness of the Night” (recensione qui) era una copia piacevolmente spudorata dei Darkthrone primo periodo, non è certamente “Black Dead Winds” a segnare un cambio di rotta nello stile crudo e true di Navash e Waam, capaci di strapparmi fin dalle prime note un sorriso talmente naturale da disegnare sul viso una paresi demoniaca. Il loro è rimasto black metal norvegese tagliato con la vodka, quindi veramente underground, “reale come solo la morte è”, scritto nello spirito di circa venti anni fa, e con tutto ciò che i seguaci di un determinato stile sanno debba esserci, anzi, esigono ci sia: velocità a tratti vorticosa come una tempesta di neve, stacchi acustici da sgrezzare che sanno di arcaico e misterioso, vocals ruvide con puntatine alla “De Mysteriis Dom Sathanas”, e qualche goccia di “tristezza black metal”, concetto generico ma cardine da me spesso citato nelle recensioni e che non voglio spiegarvi. Se non capite di cosa parlo iniziate ad ascoltare col cuore questo cazzo di black metal, e imparate.
Rispetto al loro primo album “Black Dead Winds” è nel complesso più “rotondo”, espressivo, migliorato nei suoni ora meno scheletrici, ma soprattutto riesce nell’intento di focalizzare quanto di buono s’era sentito al tempo dell’acerbo “In Eternal Coldness of the Night” ricordandomi alcune sensazioni che si possono provare con gli Old Wainds prima maniera, pur trattandosi di due impostazioni musicali differenti. Per questo, anche i più scafati troveranno di che godere immergendosi tra testi e musica che parlano di freddo, neve, morte e tanti altri piacevoli clichè tipici del genere a coronamento di una copertina estranea al concetto di “artistico”, ma adattissima a ciò che le note vogliono esprimere.
Nel momento in cui vi scrivo, papà Metal Archives parla di un nuovo disco per il 2011 intitolato “Phantom of Dead Star” dato come “self released”, che alla luce di “Black Dead Winds” mi fa sorgere la classica domanda: riusciranno i nostri eroi a proseguire il loro cammino lungo il nero sentiero, o finiranno per sputtanarsi cedendo alla solita tentazione di fare “come quelli famosi”? Ovviamente mi auguro che la risposta giusta sia la prima, perché di band che “vedono la luce” finendo per smerdare la loro musica ne ho sentite anche troppe.
Che dire… sentiremo.
autore: Zorn