Dopo un quintale di demo, arriva al disco di debutto il progetto norvegese Skaur, guidato dal polistrumentista Nordmann. Avendo incontrato non poche difficoltà nel reperire tutti i suoi lavori precedenti, non posso avere una visione completa del percorso musicale del musicista nordico, ma posso dire che rispetto al materiale contenuto nell'ultimo promo da me ascoltato, il salto in avanti effettuato dagli Skaur è qualcosa di veramente impressionante.
I quasi 50 minuti che compongono questo omonimo lavoro sono di altissima qualità e caratterizzati da un black metal capace di possedere svariate influenze ma al tempo stesso capace di non perdere mai la bussola, di evitare voli pindarici per ottenere chissà quali risultati. Risultati che invece vengono ottenuti grazie al sapiente lavoro svolto in fase di arrangiamento, capace di dare vita a lunghe composizioni lungo le quali situazioni e sensazioni differenti si rincorrono in maniera continua. Le parti veloci sono feroci e radenti al punto giusto, le parti epiche e quasi folk sono reali e mai pacchiane, e quelle atmosferiche sono cariche di pathos: in poche parole Nordmann non sbaglia quasi mai un colpo. Attenzione, non stiamo parlando di un disco avantgarde o chissà cosa: siamo sempre in presenza di un disco di black metal, ricercato si, ma sempre ancorato alle radici del genere.
La durata dei pezzi è importante, necessaria per dare spazio alle varie sfumature, che vedono spesso l'uso di chitarre acustiche che ben si fondono col tutto, come ad esempio nell'iniziale "Fullmaanesang", dove l'acustica compare quasi subito ma poi viene spazzata via da un riffone guidato da una batteria veloce come un treno. Buon anche il lavoro del basso, presente e corposo al punto giusto, così come le clean vocals, usate a più riprese per sottolineare certi passaggi. Anche nelle parti veloci i riff possiedono un'aura epico\pagana abbastanza marcata, che rimane avvolta da atmosfere oscure e poderose fortunatamente, lasciando ad altri progetti scabrosi le situazioni da birreria tanto in voga ultimamente. Spiazzante quanto azzeccatto il break di clean vocals verso la fine della suddetta opener, dal sapore anathemico\pinkfloidiano ai limiti dello shoegaze. Il lavoro sembra un volo radente nella terra e nella cultura norvegese, così intriso di melodie e ritmiche dal forte sapore epico\pagano come già detto, rinvigorite da una prepotenza sonica a tratti eccellente.
Ovviamente alcune spigolature sono ancora presenti, ma passano in secondo piano soppiantate dall'intensità che pervade il disco in tutta la sua durata. Difficile fare paragoni usando altri nomi, ma volendo potrei dire che quanto proposto da Skaur in questo disco è quello che si sarebbe potuto sentire in un lavoro dei Taake o degli Enslaved, se i primi non fossero diventati così musicalmente amorfi e i secondi non si fossero persi alla ricerca di qualcosa che ancora non hanno trovato. La qualità di questo album è innegabile e merita di essere vissuto da tutti i veri sostenitori di questa musica.
autore: Destroyer