ENSLAVED
"Vertebrae"
Indie Recordings (2008)

TRACKLIST
01. Clouds
02. To The Coast
03. Ground
04. Vertebrae
05. New Dawn
06. Relections
07. Center
08. The Watcher

DURATA
49:07 min..

Ivar parla di "Vertebrae"
[...] “Vertebrae” was probably the “easiest” to make, and the hardest to take all the way to the finishing line. The inspiration for making the album was immense and at most times overwhelming; it was like a rush of ideas, visions and sensations that simply needed to be made into songs. We had the best and most interpersonally complete line-up we had ever had, we had reached a status of being a top-notch live-act and “Isa” and “Ruun” had given us a hint of what we could accomplish. We gave it our absolute best; it took a lot of effort, focus and destiny threw in some trouble with the label and studio equipment – but it came out rock solid. Our proudest moment so far!. [...]

Grutle parla di "Vertebrae"
[...] "Vertebrae" really came out as the ultimate fusion of the new and the old Enslaved, a perfect combination brutality and beauty. A very dynamic album. I´m also particularily proud of what we accomplished soundwise, it sounds very organic, time and seamless. "Vertebrae" is also a nice reflection of all our member´s musical inspiration, and all five of us left some solid fingerprints on this album. Without doubt, the best Enslaved album to date! But, it´s soon time to move on and make an even better one!. [...]

Si sa', l'evoluzione è una brutta bestia, soprattutto se alle spalle si ha una carriera importante come quella degli Enslaved. Reputati padri del "viking metal", e tra i primi ad usare antiche lingue nordiche nei loro testi, il gruppo di Bergen iniziò un bel tira e molla con il proprio passato con l'uscita di "Mardraum", nel quale si intravidero i primi accenni di progressive metal all'interno del loro sound. Da qui una progressione continua fino all'uscita di "Isa", che riportava in auge le vecchie sonorità dei capolavori come "Vikingr Veldi" e "Frost", ma ben presto ripresa con il controverso "Ruun", che segnalava un netto distacco con il passato, limando al massimo le asprezze black del loro DNA in favore di architture progressive di chiara matrice pinkfloydiana.

"Vertrebrae" si inserisce proprio sulla scia del precedessore, spostando ulteriormente il sound verso lidi più melodici e rock, complice anche il mixaggio di Joe Barresi (Tool, Queens Of The Stone Age), che toglie potenza e ruvidità alle chitarre, preferendo un suono più cristallino e definito. Altro aspetto che risulta subito evidente è la maggior importanza acquistata dalle parti di voce pulita del tastierista Herbrand Larsen, dal timbro che spesso e volentieri ricorda quello del famoso cantante dei Coldplay. Insomma, la virata "rock" tanto voluta e cercata, si è finalmente compiuta. Pazienza se ormai la voce di Grutle risulti decisamente fastidiosa e decisamente fuori luogo, o le chitarre non hanno più un minimo di potenza. Questi sono gli Enslaved del 2008, c'è poco da star a rimembrare il passato glorioso. Certo, messo in questi termini potrei finire qui la recensione, ma essendomi presa la briga di ascoltare a fondo tutto il lavoro, è giusto cercare di dare un quadro più completo del disco, anche nei riguardi di chi ha apprezzato molto il precedente "Ruun".

L'iniziale "Clouds" stabilisce subito quali saranno i binari del disco, riffing di chitarre che si alterna tra parti tirate in tremolo ad altre più stoppate e sincopate, sempre supportate dalle eteree tastiere di Herbrand Larsen. Come a dire, il black metal che incontra il rock. Completano il tutto i duetti continui tra le growling vocals (moscissime) di Gruttle e la voce operatica pulita di Larsen, ed un Arve Isdal versione David Guilmore alla chitarra solista. Seppure la band non si dimostra felice in molte scelte, c'è però da dire che riesce sempre a piazzare quel accordo o stacco che rimane in testa. Stessa storia per la seguente "To The Coast", dove a far sussultare è il break soft a là Coldplay, decisamente atipico per un gruppo come gli Enslaved. "Ground" scorre via senza particolari problemi, forse anche troppo. Su "Vertebrae" gli Enslaved cercano di giocare un po' ai King Crimson nel riff di apertura, per poi ritornare sullo stile dominante del disco e dar nuovamente spazio alle vocals pulite, che a dir la verità iniziano a dare un po' sui nervi. "New Dawn", invece rappresenta il brano più riuscito del disco, probabilmente l'unico in cui il gruppo norvegese riesce a combinare nel miglior modo passato e presente, riffing aggressivo e velleità progressive. Anche i due stili delle vocals riescono finalmente a trovare un loro senso in questo brano. Purtroppo, dopo questo picco il disco si chiude in pieno anonimato, senza riuscire più a rialzarsi.

Insomma, "Vertebrae" mi ha deluso molto, ma non tanto per la scelta di voler proseguire un certo tipo di percorso, quanto per il risultato decisamente poco convincente e per alcune scelte decisamente sbagliate. L'indiziato numero uno è sicuramente la produzione, bene sulla chitarra solista, che risulta molto "piena" e "colorata", ma il resto non ha verve, non ha potenza. Sicuramente, la volontà della band di voler limare ulteriormente le proprie asprezze sonore ha portato verso lidi più soft, ma in questo modo è stata la potenza e la stessa identità del gruppo a farne le spese. Altro grande difetto sono le due vocals, che tranne in "New Dawn", non riescono ad integrarsi a vicenda, sia tra di loro, che con il background musicale. Se i Nachtmystium sono riusciti "miracolosamente" a trovare la quadratura del cerchio in "Assassins: Black Meddle Pt. 1", l'Enslaved l'hanno per il momento perduta del tutto.

autore: KarmaKosmik