Ancora Germania, ancora Undercover Records. L'etichetta tedesca ci offre il solito scarno artwork con
cui è solita battezzare le sue bands, manovra che sembra portare bene anche in questo caso con i Demogorgon.
Da non confondere con l'omonimo gruppo Greco i Demogorgon ci mettono sul piatto un album davvero niente male,
disco che farà la gioia di chi pratica l'adorazione di ogni forma di black metal made in Germany.
"Naenie" non richiede enormi sforzi per essere compreso, il leader del gruppo F.S. conferisce alla sua musica
il giusto ritmo con echi freddi ed abrasivi. Prima di procurarmi il cd avevo ascoltato una canzone che mi aveva
preparato male al disco, aspettavo un assalto sonoro senza soste e invece mi sono trovato davanti ad un black metal
ritmato, cadenzato ma pur sempre classico. E se l'opener "Und Schwarz Zerfloss Der Gülden Hain" con i suoi dieci
minuti poteva essere solamente un escursione improvvisata con la seconda "Mein Schatten" i contorni divengono piu
chiari e si capisce dove F.S. vuole colpire. Avvolgimento lento con chitarre ipnotizzanti e scream che del piu classico
non si può e proprio per questo adorabile nel suo essere strascicato. Togliendo i nomi di riferimento piu ovvi riscontro
nella musica dei Demogorgon riflessi di Nargaroth e Vargsang (ascoltare "Christpenetration" per credere) piu quieti e di "trasporto" andando
cosi a puntellare il reparto classico Tedesco sempre piu messo in crisi dalla tendenza pagana/folk. Dobbiamo aspettare la quarta "Black Metal
Against Black Metal" per sentire rullare la batteria e sentire i veri ruggiti che la band sà proporre, io li preferisco quando alzano il piede
dall'acceleratore ma anche in questa veste danno modo di farsi aprezzare. La title track abbraccia l'ascoltatore con uno spettacolare riff
velato di tristezza, certamente fra i momenti piu ispirati "Nänie" riesce quasi ad addormentare (e non è una critica) mentre a "A Nephilins Child" spetta il diritto di chiudere la danza in maniera (troppo) heavy , una canzone che si discosta abbastanza da tutto quello ascoltato fino ad ora,
a mio giudizo avrebbe giovato la sua esclusione, la trovo decisamente fuori luogo rispetto a tutto quello fatto di bello fino alla sesta traccia
e chiude il disco in un modo che non li rappresenta. Tolta questa nota finale il disco potrà piacere sicuramente ai soliti valorosi mai domi di sentire
l'ennesimo disco già sentito centinaia di volte.
autore: Duke Fog