Al tempo di “Désemparé Dans Un Monde Agonisant”, l'allora one man band Defaillance mi colpì per la semplicità ed il grigiore della proposta musicale, meravigliosamente appesantita da una copertina dal gusto amaro. A distanza di due anni, vedo tornare in auge quello che oggi è diventato un duo con l'inserimento di tale “Selfm” come strumentista, anche se le coordinate stilistiche non subiscono scossoni: si tratta sempre di musica che sa di abbandono, desolazione. E' black metal depressivo, deprimente, inumano e di derivazione burzumiana.
Interessante la scelta di spezzettare il titolo dell'album utilizzando il risultato per dar nome a tre capitoli di dolore, impostati su tempi elementari, ripetuti, rallentati, cadenzati, che puntano al pathos e alla malinconia stirata lungo durate importanti. Brani relativamente strutturati, suonati con una distorsione “ossuta” che non trova nelle vocals un costante ed adeguato supporto, dato lo stile eccessivamente straziato, riverberato e mono espressivo. Però la band aveva già dimostrato di saper costruire su impalcature minimali “ottime” sensazioni, da qui alcuni preziosismi come i rintocchi di pianoforte che scandiscono i battiti ritmici di “Contemplation”, o l'importanza notevole che viene riservata al basso in “Misanthropique”, fino all'abisso del parlato in francese nella stessa track, che ne fanno la gemma dell'album.
Non è facile scegliere una band di questo taglio, che in poco meno di trenta minuti attenta alla salute mentale dell'ascoltatore affossandone l'umore con melodie taglienti. Io che li seguo dall'esordio ho ritrovato anche stavolta i punti cardine che mi sarei atteso, per cui posso dirmi soddisfatto. Ad altri potrebbero pesare di più alcuni fattori, tra cui lo svolgimento generale che mi ha dato la sensazione di finire mozzato dai soli cinque minuti di “De L'Humanité...”.
Se volete però, cancellate tutte le cazzate che ho scritto, e limitatevi ad affrontare una pura e semplice “Contemplazione” “Misantropica” “Dell'umanità”. Il resto mi è servito per tirare in lungo questa recensione.
autore: Zorn