Il ritorno alle scene dei norvegesi Olav e Rune con i loro Forgotten Woods ha fatto clamore per un bel pò di tempo. Mancavano dal lontano 1996 (Joyless esclusi) quando uscì quell' immenso capolavoro dal titolo "The Curse Of Mankind". Approcci diversi fra i cultori: chi non vedeva l' ora di gustarli dopo cotanta assenza, chi per "massacrarli" riempiendosi la bocca con la frase più scontata da che mondo è mondo ovvero "non sono più quelli di una volta" (N.d.r. Un buon numero di persone vive con questi idiomi non avendo alcuna capacità critica) e chi, come il sottoscritto, senza ne aspettative ne remore o pregiudizi ma semplicemente in ascolto del nuovo. Il prodotto finale, con l' uscita di "Race Of Cain", è stato naturalmente che, le persone che non vedevano l'ora di ascoltarli sono state accontentate trovando note positive in questa release, chi intendeva "massacrarli" ha comunque trovato terreno fertile. E' evidente comunque che un disco simile non poteva che generare discussioni in virtù della particolare musica proposta dai norvegesi. Lo era già allora, figuriamoci oggi. Indiscutibile è la poca vicinanza col black metal, o meglio, la track più black metal dell' intero disco, ovvero "Jedem Das Seine / Erasing The Fuckhead Majority", è sicuramente la più deludente e inconcludente di questo "Race Of Cain". Due minuti persi. Non ha convinto inoltre la prova vocale di Thomas Torkelsten, che hai tempi aveva ben altra timbrica. Appare quasi affaticato e abbastanza anonimo. Non è mia intenzione comunque sminuire il ritorno dei Forgotten Woods perchè, diciamola tutta, nessuno si aspettava un altro "As The Wolves Gather", nemmeno i fans più accaniti, però in qualcosa di più black metal io alla fine ci speravo tanto. E pensare che all' inizio ero stato addirittura estusiasta di questo ritorno, poi, dopo svariati ascolti, l' interesse è andato pian piano scemando lasciandomi ben poco a livello emozionale. Qualche raggio di luce all' interno di questo album c'è come la prima track, "One Day", per niente male, così come "Here, In The Obsession", con riffs volutamente prolissi e distorti. Anche la conclusiva "Third Eye (New Creature)", almeno fino all' inutile outro che la prolunga fino ai 12 minuti e rotti, contiene barlumi veramente ottimi e ispirati. Insomma, qualcosa dei vecchi Forgotten Woods c'è e si sente, bisogna solo cercare di estrapolarlo e donargli un' identità precisa e concreta sperando che possano germogliare nei prossimi lavori ricordano il passato in cui ci deliziavano con i loro tristi e insistiti giri di chitarre e repentini cambi di tempo. Se dovessi dare un giudizio globale direi senza dubbio "da rivedere". Ora che sono nuovamente in pista e con il nuovo cantante Neige (già nelle fila di Peste Noire e Alcest) sono proprio curioso di sentire le loro prossime release, sperando di non restare troppo deluso. Album questo "Race Of Cain" che doveva inizialmente uscire per la tedesca No Colours ma poi, causa di un disaccordo non bene noto, almeno il motivo vero, è stato rilasciato dalla nostrana ATMF in collaborazione con l' americana 20 Buck Spin. Veramente di pregevole fattura la confezione, nulla da dire, le versioni in digipack sono state ottimamente curate. Per quanto riguarda la musica, non consigliato ai nostalgici.
autore: Horn
CREW'S TOMBSTONES
KarmaKosmik
[...] "Race Of Caine" è un disco assolutamente indecifrabile, a metà tra una presa in giro ed una vocazione al low-fi della tradizione, i Forgotten Woods hanno firmato un lavoro assolutamente assurdo ed in quasi totale distacco dal loro passato. Non mancano i tocchi di classe come "The Principle And The Whip" o "Third Eye (The New Creature)", ma spesso mi chiedo se non fosse stato meglio pubblicare questo disco a nome Joyless, lasciar riposare in pace le "foreste dimenticate". [...]
IntoTheBlack
[...] Il ritorno dei Forgotten Woods è un disco complesso, che non si concede mai ma che richiede tante attenzioni. La produzione è sporchissima e "bastarda", e l'album ne risulta davvero arrogante e "prepotente".
Il cambiamento rispetto al passato è netto ma sembra genuino e sentito, anche perchè trasuda una grande personalità e voglia di "distinguersi" in qualche modo. Basta vedere la stupenda copertina o il pezzo con voce femminile (vero capolavoro del disco): un brano che suona più black metal di tanti altri.
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