DIMMU BORGIR
"For All Tid"
No Colours Records (1994)

TRACKLIST
01. Det Nye Riket…
02. Under Korpens Vinger
03. Over Bleknede Blåner Til Dommedag
04. Stien
05. Glittertind
06. For All Tid
07. Hunnerkongens Sorgsvarte Ferd Over Steppene
08. Raabjørn Speiler Draugheimens Skodde
09. Den Gjemte Sannhets Hersker

DURATA
42:56 min

 

"For All Tid", ossia per l'eternità. Non so quanto siano consapevoli Shagrath & company di cosa rappresenti per una generazione questo disco. Io penso di no, soprattutto alla luce dello scempio effettuato sulla riedizione di "Stormblast", ormai presi dalla frenesia moderna del digitale e del trigger a tutti i costi, dimenticandosi che le vere radici del black metal sono altrove, e non certo all'interno di un elaboratore. "For All Tid" rappresenta il primo punto di contatto tra il black metal ed il romanticismo, quel tentativo riuscito di comunicare attraverso delle note musicali il contrasto tra la ricerca dell'infinito e il finito dell'uomo.

L'iniziale "Det Nye Riket", un bellissimo prologo di sola tastiera, prepara l'ascoltatore ad un viaggio attravero foreste oscure e luoghi incantati, la stessa bellissima copertina in bianco e nero della prima edizione non fa' che potenziare ulteriormente questa visione. "Under Korpens Vinger", è la perfetta sintesi del sound iniziale del quintetto norvegese. Riffing semplice semplice, chitarre zanzarose ma anche capaci di incantare con arpeggi estremamente malinconici, vocals aspre ma non eccessivamente tirate e le tastiere eteree di Stian Aarstad a permeare tutto l'impianto sonoro del gruppo con arrangiamenti mirati e mai eccessivi. Questi erano i Dimmu Borgir, un gruppo che riusciva ad esprimere al massimo tutto se stesso, pur non possedendo eccessive qualità tecniche. Su "Over Bleknede Blåner Til Dommedag" fa' anche capolino Aldrahn (ex-Zyklon B e Dodheimsgard) con allucinate vocals pulite, che evidenziano l'influenza della musica tradizionale norvegese nelle composizioni dei Dimmu Borgir. Influenza che viene confermata dalle melodie di tastiera nella successiva "Stien". C'è spazio persino di una strumentale, cosa estremamente rara nel black metal, con "Glittertind", una delle tantissime perle del disco. Sembrà strano ma in certe melodie di questa traccia ci ho sempre intravisto i Maiden, e la cosa non stona affatto, anzi. Ma la band non si accontenta, ed ecco sfoderare uno dei brani più belli mai scritti da Shagrath e soci, ossia "For All Tid". L'eternità si mostra in tutta la sua maestosità ma anche in tutta la sua durezza. L'introduzione del brano è da far accaponare la pelle, una chitarra classica arpeggiata con delicate keyboards di sottofondo fanno da base ad un melodia di chitarra distorta semplicemente meravigliosa nella sua semplicità. Siamo di fronte al capolavoro. "Hunnerkongens Sorgsvarte Ferd Over Steppene" spinge sull'accelleratore, facendoci intravedere il futuro sviluppo che avverrà sul successivo "Stormblast", un brano non eccezionale, il debole del disco probabilmente, ma forse è semplicemente oscurato dalle tantissime perle presenti. Un piccolo calo ci può stare, anche perchè a seguire troviamo "Raabjørn Speiler Draugheimens Skodde", un altro high-light assoluto della band, tanto da venir riregistrata, in maniera egregia questa volta, su "Enthrone Darkness Triumphant". Chiude il disco "Den Gjemte Sannhets Hersker", che cerca di riproppore in maniera accentuata quel dualismo distorto\acustico della title-track. Brano che non riesce sicuramente a competere con quest'ultimo, ma è sicuramente una degna chiusura.

Eccoci così giunti alla fine di questa recensione, con la speranza di aver mostrato agli ascoltatori più giovani l'importanza e l'eccessiva bellezza di questo esordio dei Dimmu Borgir, un disco talmente unico che la band non ha nemmeno tentato di riproporre in qualche modo, preferendo giustamente, anche se ciò non rientra nei miei gusti, un'evoluzione verso un thrash black sinfonico, di cui attualmente sono gli incontrastati signori.

autore: KarmaKosmik