Snobbare questi Sacradis credo sia oggettivamente da stolti. “Damnatio Memoriae” è un album con le palle grosse, il sunto di anni di carriera a cui è dato sfogo in un lavoro entro gli stilemi del black metal scandinavo iper fast, che riesce nella non facile alchimia tra solidità, velocità elevate, articolazione dei pezzi e melodia (“Epitaph Of The Martyr” può bastarvi?)” .
I cardini di rifermento sono un po' sempre gli stessi, cioè Marduk di “Opus Nocturne”, primissimo periodo Dark Funeral a qualche spruzzatina da altri nomi della Svezia “bene” anni '90. Insomma, la crème de la crème di un ramo black metal che ha il bisogno vitale di idee, produzione curata e tanta compattezza per tenere alto il tiro anche quando le velocità di crociera potrebbero stancare qualcuno (me).
“Damnatio Memoriae” queste caratteristiche le ha proprio tutte, facendosi largo con chitarre che paiono rincorrersi ed intrecciarsi, un monoblocco come sezione ritmica, drummer a mo di “polpo pneumatico”, e qualche colpetto classicissimo, ma gratificante, dal gusto di tributo ad un'epoca musicale. Quindi, anche chi conosce il genere ma ne apprezza in parte le peculiarità (sempre io), troverà la violenza, il freddo, ma con esse l'intelligenza e l'esperienza compositiva in più di un disco furioso, oscuro, iconoclasta, mai univocamente votato alla pura e semplice devastazione sonora, oltre che vocalmente malefico, curato e vario. Non fossi stato abbastanza convincente fin'ora, per me e i liguri parlerà “Olocaustum”: tredici minuti che palesano l'evidente vena del combo.
Sono proprio contento di poter sancire quanto segue: i Sacradis hanno scritto un signor album, a cui è giusto dare il merito che gli spetta dopo il (per me) poco interessante “Darkness Of Our Souls”. Domandina: fossero stati svedesi?
PS. Da vedere anche dal vivo.
autore: Zorn