Gli Elite tornano accompagnati da Folter Records dopo un prolifico rapporto con No Colours. Si può inquadrare questo "We Own The Mountains" come un ritorno ad un suono più epico, ma ciò non avviene nella maniera del primo full-lenght "Kampen". Questa volta la formazione decide di vertere su un riffing più diretto ed incisivo, dal sapore Swedish, ma dall'uscita tremendamente Norse. Per chi scrive è questa l'arma vincente del prodotto che potrà convincere certi nostalgici, cosi come potrà piacere agli amanti delle belle produzioni pulite e melodiche.
Devo dire che gli Elite non mi hanno mai deluso e rimangono fra il meglio che la Norvegia abbia tirato fuori di "recente". "We Own The Mountains" lo si può definire come un disco di Black Pagano e fra le sue note scorgo certi Immortal, Taake, Perished, primi Borknagar ed Enslaved. Per ultimi ho lasciato i Satyricon sia vecchi che nuovi, si può insomma dire che questo disco mi lascia assai confuso. C'è da dire che apprezzo i gruppi citati e quindi di riflesso riesco ad apprezzare molto il nuovo nato in casa Elite. I nostri fra i vari brani riescono a piazzare alcuni riff davvero splendidi e che la produzione amplifica ottimamente, tutto è chiaro e cristallino come è giusto che sia per questo tipo di prodotti.
Citavo fra gli altri gli ultimi Satyricon che aleggiano qui e là, anche se sapientemente mascherati, come nella opener "Volven Vinterseid" e in "Rovnatt". Per aspettare il primo grande giro di chitarra arriva la seconda "Amanita Muscaria" con una buona prova vocale del singer Bent, che vede il suo apice nel bel ritornello. La seguente "Winter Moon King" è per me la canzone migliore del disco, con versi rubati agli Immortal ma così diretti, melodici ed efficaci che si ci può passare tranquillamente sopra. "Fra Askens Kilde" è l'altro apice del disco, con i suoi sette minuti di durata è anche la canzone piu lunga. La più epica e dalle diverse sfumature risulta a conti fatti essere una vera e propria arma in più di "We Own The Mountains". Dopodichè il disco perde un pò il mordente (ma sempre con classe), nonostante ciò ci riserva ancora qualche ottimo spunto per ogni canzone meritevole di essere ascoltato (in special modo "Fodt Til Vanvidd") .
Ora spunti heavy, epici e più classicamente black, il disco non desta difficoltà di ascolto, potrebbe benissimo essere accantonato dopo un paio di volte proprio per la sua semplice immediatezza; se sortirà l'effetto contrario vorrà dire che gli Elite hanno fatto centro.
autore: Duke Fog