Tornano a ben cinque anni di distanza i Norvegesi Faustcoven, ed era ora! La label è sempre la stessa, la piccola ed agguerrita Barbarian Wrath. Un lustro è veramente lungo e tanta acqua è passata sotto i ponti nel frattempo, ma a quanto pare per i Faustcoven il tempo non trascorre come per i comuni mortali.
In questo nuovo "Rising From Below The Earth" si continuano a respirare atmosfere sulferee anni ottanta, primi novanta, con quell' aura malvagia e tetra che tanto rende unici i Faustcoven di Gunnar Hansen. Disco intriso di mistero e di occulto contenente 11 tracks di ottimo doom black metal (il black, ad onor del vero, stimola solo l'appettito..) per ben più di un ora di durata che allieterà i sostenitori della band che hanno atteso tutto questo tempo, fatta eccezione per uno split EP (uscito nel 2006) con i Koldbrann di una sola canzone per gruppo che non ha placato di sicuro l'ingordigia dei Faustcoveniani. Il suono della band pare addirittura ancora più cupo e più morboso del passato se possibile, il ritmo è ulteriormente rallentato e aggravato rispetto al precedente "The Halo of Burning Wings" carpendo a piene mani i segreti più arcani di quei gruppi doom oscuri che Gunnar evidentemente ama alla follia. Una malattia sonora fatta di oscuri presagi di morte, ecco come si potrebbe definire la musica dei Faustcoven. Un lento incedere verso il negativo, verso il male, un' oppressione sonora lunga e dolorosa volutamente quasi statica. Normale per chi non è abituato a determinate sonorità, per chi non ha "orecchio" allenato questo disco dei Faustcoven potrebbe risultare un macigno difficile da digerire, a cominciare dall'opener "At Night They Rise From Below The Earth", ben undici minuti di esalazioni letali di doom orrorifico. Passando in rassegna le restanti tracks dell' album non mi sovviene ricordare ritmi sostenuti, si arriva massimo a dei mid-tempos pregevoli ma sempre molto doomish nell' incedere grazie a riffs di chitarra veramente "gravi". Parecchie canzoni sono delle vere e proprie perle di bellezza come "Barbarian Assault" o la cover degli Angel Witch "Baphomet" tanto per menzionare qualche titolo. La voce di Gunnar poi completa il resto dell' opera, continuando a possedere la vivacità e l'allegria di un condannato a morte e si integra a meraviglia con il sound scelto dal gruppo che non potrebbe essere altrimenti visto che stiamo parlando di una one man band (dove uno può fare le proprie scelte senza bisogno di discutere), anche se ora per le parti di batteria c'è tale Johnny Tombthrasher come session in pianta stabile.
Personalmente adoro questa nuova fatica del gruppo di Trondheim, ma in coscienza non posso consigliarlo a chiunque, come già detto, anche se potrebbe essere imperdibile occasione per ascoltare qualcosa di diverso e di veramente diabolico.
autore: Horn