OLD WAINDS
"Death Nord Kult"
Debemur Morti (2008)

TRACKLIST
01. Storm Whip
02. Once Moonlight...
03. Cruel Black Dead
04. Bloodstained
05. Cold Twilight Of The Worlds
06. Born In the Freezing Dark
07. Death Nord Kult
08. Cold Northern Order

DURATA
35:41 min.

 

Da quanto stavo aspettando il ritorno degli Old Wainds? Come minimo dal momento in cui uscii dalla comunità di recupero che curò la mia disintossicazione dal precedente “Scalding Coldness”, album per il quale avevo maturato una dipendenza per devozione.

“Death Nord Cult” è un disco di qualità, anche perché per gli estimatori della Divisione di Murmansk credo sia impossibile sostenere il contrario. Eppure non ha più la stessa forza dilagante di un tempo.

I sentori li avevo avuti da un primo sample in circolazione, che palesava una produzione ripulita, non per questo leccata, ma inadeguata per l'idea che io avevo degli Old Wainds. Tale avvisaglia è ovviamente confermata dagli altri sette capitoli 2008, e la sensazione di lieve smarrimento che ho provato ai primi ascolti, si è stemperata soltanto dedicando al disco la dovuta attenzione. La band non è impazzita, il suo è sempre black metal di taglio nordico, veloce, malefico e dalle vocals crude, ma qualche insistenza più thrash con tanto di break da headbanging nella picchiatissima “Storm Whip”, e un condivisibile quanto fisiologico aggiornamento, portano in serbo un andamento meno votato alla puro gelo, malgrado “Once Moonlight...” o “Bloodstained” siano due classici brani made in Old Wainds.

Potrei dire che, così prodotti, i pezzi di “Death Nord Cult” suonano semplicemente rigidi e freddi, costruiti su strutture musicali conosciute e riconoscibili per chi segue il quartetto. Quindi c’è del buono indubbio, ma temo di essermi troppo affezionato al già citato “Scalding Coldness”, senza voler scomodare la furia devastante di “Where the Snows Are Never Gone”, per non notare la mancanza di una “Wolves in White”, o dei cari vecchi affondi tempestosi piazzati in quasi tutti i brani, la cui scarsa enfasi attuale ridimensiona l'effetto vorticoso a cui ero abituato.

Non escludo che le critiche mosse siano dovute, in parte, ad un limite di chi commenta in questo momento, incapace ad accogliere completamente quanto era inevitabile accadesse. E’ pur vero che, tenendo conto di tutte le attenuanti del caso, due passaggi come la title track e “Cold Northern Order” confermano semplicemente il mio pensiero: “Death Nord Cult” è stato preceduto da una grande attesa personale… ripagata in parte.

Speriamo si tratti di un passaggio transitorio. Io tendo a rimpiangere già la Miriquidi Prod., che potrà vantarsi d’aver mandato sul mercato tre full devastanti, compreso lo spesso snobbato “Religion Of Spiritual Violence”.

autore: Zorn